INCONTRO DEL 12 MARZO 2006 ORE 15:30 – SAN MATTEO |
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6 - IL GIORNO DELLA PACIFICAZIONE - La riconciliazione nel Sangue del Salvatore |
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Ora invece, in
Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini
grazie al sangue di Cristo.
Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Ef 2,13-18
IN ASCOLTO DELLA VITA (riflessione teologica e spirituale)
Lo stile del dono della vita è ben espresso da una espressione lapidaria che non viene riportata nei Vangeli, ma che l'apostolo Paolo fa risalire allo stesso Gesù «Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). L'obiettivo è lo stile per raggiungerlo si possono sovrapporre: «mirando alla gioia» (Eb 12,2), il Figlio «dona la vita con gioia», abbracciando cosi ciò che è amato dal Padre, che «se ne compiace» nella gioia. Se non osiamo spingerci ad immaginare un Crocifisso sorridente (ma l'iconografia del primo millennio della cristianità ci ha consegnato delle opere d'arte che ce lo mostrano proprio cosi!), possiamo però – col grimaldello della gioia – addentrarci nelle ultime espressioni di Gesù morente: il Figlio vede il termine dell'accondiscendenza del Padre e resta aperto al dono sorprendente e inatteso del ritorno alla sua destra. Il Figlio ha intravisto addensarsi all'orizzonte le nuvole minacciose dell'ostilità dei suoi avversari; ha provato nella carne la durezza della violenza e della malvagità umane; ha gustato il calice amaro dell'amicizia che abbandona; ha sentito avvicinarsi l'angoscia dell'ultimo respiro; ha rabbrividito nel timore di lasciarsi andare e spiccare il volo verso le braccia del Padre. Ha vissuto tutto nel tremore della distanza dal Padre, ovvero come lo vive il peccatore. La sua opera di vicinanza all'umanità non poteva che essere compiuta nel riconoscimento della fedeltà assoluta del Padre: è Lui che non si allontana dal peccatore. Chi ha questa forte consapevolezza vince la paura di star vicino al peccatore; vince la tentazione di porre condizioni al peccatore; vince la disperazione nel riconoscersi peccatore. Le parole di Cristo sulla Croce si inanellano tra loro a formare la collana della riconciliazione: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Mt27,46) ; «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34); «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito» (Lc 23,46); «Tutto è compiuto » (Gv 19,30). II Figlio che sperimenta la durezza della lontananza – la quale abbruttisce la vita in un non-senso, in una morte – implora il perdono del Padre per coloro che non riescono ad uscire dalla prigione del loro peccato; con essi Egli riconsegna fiduciosamente il suo Spirito al Padre che non rifiuta nessuno, sicuro che nell'opera dei Tre il disegno della riconciliazione è compiuto. A coloro che contemplano lo «spettacolo» della Croce (cfr. Lc 23,48) è data la possibilità di vedere la rivelazione dell'autentico volto del Dio-con-noi: la riconciliazione fondamentale è quella con la vera identità dell'unico Dio, sempre da purificare dalle interpretazioni troppo umane. Nell'assemblea domenicale i credenti vedono e toccano la vicinanza del Dio-con-noi: è Lui stesso che chiama al suo banchetto «ciechi, zoppi e storpi» (Lc 14,21), marasma indescrivibile e massa inconciliabile se non nell'unica convocazione. Rivolti tutti verso la Croce del Vittorioso, i credenti vincono la paura delle differenze e confrontano fede speranza e carità con la Virtù incarnata, il Signore della Pasqua, anelando alla riconciliazione di «pensieri, parole e opere» troppo spesso disperse e confuse. II comune ascolto della Parola suscita il desiderio della conversione e l'ammonimento di Gesù le dà concretezza: «Se ti presenti con la tua offerta...» (Mt 5,23). L'offerta gradita al Signore è quella sulla quale risuonano le parole del Figlio: «In remissione dei peccati» (Mt 26,28), eloquenza del sangue versato dal Crocifisso. Può osare l'invocazione della forza del perdono di Cristo solo chi ha chiesto la grazia di essere perdonato, come insegna la preghiera del Padre Nostro, elevata da tutta l'assemblea prima di ricevere l'unico Corpo del Signore, nutrimento dei figli prodighi ammessi al banchetto festoso del Padre felice! Alla fine della celebrazione l'espressione che è insieme frutto, benedizione, augurio e impegno: «Andiamo in pace!». «Senza il giorno della riconciliazione non possiamo vivere»: senza la riconciliazione non possiamo vivere, non si aprirebbe lo spazio-tempo dell'esistenza convissuta. Tutte le creature respirano del perdono di Dio. «In un mondo lacerato da lotte e discordie» (Preghiera Eucaristica della Riconciliazione I) è un regalo incommensurabile poter trovare un tempo e uno spazio di pace. «Senza il giorno della riconciliazione la mia famiglia non può vivere»: l'amore gomito a gomito appella necessariamente al perdono quotidiano, «fino a settanta volte sette» (Mt 18,22) ogni giorno, educazione graduale a quei grandi gesti di perdono richiesto ed offerto di cui deve essere capace l'amore che si lascia disporre a riattualizzare la relazione misericordiosa di Cristo per la sua Chiesa.
IN ASCOLTO DELLA PAROLA (lectio)
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Ti ringraziamo, Signore, e ti benediciamo: molte volte e in molti modi hai parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti, e nella pienezza dei tempi hai parlato a noi nel tuo Figlio, per manifestare a tutti gli uomini le ricchezze della tua grazia. Nella tua immensa bontà guarda alle nostre famiglie convocate per apprendere l'ascolto delle Scritture: aiutaci a riconoscere i segni della tua paternità, perché aderendo in tutto al tuo disegno, portiamo frutti abbondanti di amore e di pace. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,2-11) Gesù all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mo sè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatasi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». Parola del Signore. Lode a te, o Cristo! PASTORALE FAMILIARE |