INCONTRO DEL 12 FEBBRAIO 2006 ORE 15:30 – SAN PAOLO

 

 

5 - IL GIORNO PER DARE LA VITA - Il Corpo spezzato guida sulle vie della carità

 

 

Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio.     Eb 12,1-2

 

 

IN ASCOLTO DELLA VITA (riflessione teologica e spirituale)

 

      Dall'Evento da cui sgorga l'identità della Chiesa, della famiglia, dei figli nel Figlio, prende origine anche la modalità per rispondere a quella chiamata costitutiva.

      Si tratta di una natura sponsale (dal latino spondeo) per estensione dell'aggettivo, che considera ogni morale come risposta ad un appello e ad un dono di grazia.

      Discepoli pavidi e traditori, riempiti di Spirito Santo, vengono «transustanziati» in apostoli coraggiosi della morte e risurrezione del Nazareno; uomini e donne dispersi vengono radunati in «un cuor solo e un'anima sola, uniti nella preghiera...» (At 4,32) ; folle urlanti e sbandate domandano contrite: «Cosa dobbiamo fare, fratelli?» (At 2,37).

      L'effusione dello Spirito dalle labbra del Crocifisso e del Risorto dà nome al desiderio della creatura del sesto giorno: vivere la vita per portare a compimento il cammino della somiglianza, per essere sempre più simile a Colui sull’immagine del quale e stata plasmata a partire dalla polvere.

      Finalmente la Vita ha svelato completamente la Via alla vita; la Verità fa strada mano nella mano con la Carità; la «corsa con lo sguardo fisso alla gioia piena » (cfr. Eb 12,2) ha trovato la sua corsia! La vita persa è stata ritrovata: ogni dracma smarrita tra la polvere della storia o sotto le pesanti poltrone della quotidianità non è senza valore; ogni pecorella che vaga nel traffico del mondo può essere rincorsa, guardata con amore e interpellata; ogni spicciolo gettato nel tesoro della condivisione edifica cattedrali di santità.

      I gesti di coloro che risorgeranno dopo Gesù (ma comunque e sempre con Lui!) si spalancheranno sulla vita beata quando condivideranno lo stesso «perdere la propria vita»: le opere del capitolo 25 del vangelo di Matteo sono possibili anche oggi perché il Risorto è vivente e a Lui non solo figurativamente, bensì realmente vanno le attenzioni della carità: Egli è affamato, assetato, malato, nudo, carcerato... lo è perché ancora oggi l'uomo vive in queste condizioni! E l'uomo è ancora così oggi perché la vita nuova dei risorti con Cristo non è poi così nuova: è ancora attaccata a zavorre che affaticano lo slancio di uscire dal sepolcro; in fondo è una vita avvinghiata a se stessa: «Non fanno cosi anche i pagani?» (Mt 5,47). Per offrire un bicchier d'acqua «a uno di questi piccoli » occorre che quella stessa (piccola o grande) quantità d'acqua non arrivi fino alle labbra del soggetto che la sta porgendo; il pezzo di pane per l'affamato deve staccarsi dall'avidità dell'offerente; il vestito per l'ignudo sarà pur tolto da qualche guardaroba; la visita al malato e al carcerato rosicchierà il tempo e le energie del visitatore. Questo significa entrare nella logica del «perché siete di Cristo» (Mc 9,41): lungi dall'indicare una selezione tra coloro che ricevono la carità e neppure tra coloro che compiono il gesto, l'espressione indica la valenza amorevole (nella misura dell'agape di Cristo) dell'opera: essa è vita risorta che non ha paura di perdere perché sa che ha già trovato.

      Il segno del pane che si spezza e del vino che si versa – nella dinamica del rito liturgico – è la massima celebrazione (nel senso di riconoscimento, esaltazione, gratitudine) di ciò che si è donato lungo la settimana e, nello stesso tempo, rinnovazione della promessa di bene perché la carità riempia anche la nuova settimana che si apre.

      «Senza donare la vita non possiamo vivere», perché vivere è entrare in relazione, interlacciare rapporti, riconoscere la propria identità di esseri non-vegetali e non-solo-animali... vivere è prendere coscienza e disporsi per questo, con un atto sempre più libero e deciso: il mondo è pieno di vite morte perché trattenute, di vite subite perché non-decise. La carità – che è la nostra vita – trova la sua identità nella Risurrezione della vita di Cristo, vita spezzata perché donata fino all'ultima goccia in fedeltà al Padre e agli uomini.

      «Senza donare la vita la nostra famiglia non può vivere»: la vita coniugale è la vita propria messa nelle mani del coniuge e contemporanea accoglienza della vita del coniuge posta nelle proprie mani. Questo gesto è quello dell'Eucarestia, è quello delle braccia aperte del Crocifisso, è quello del Risorto che indica l'esito felice di chi prende tale decisione... per la vita!

                In questo orizzonte si consegna all'uomo e alla donna il compito di dare la vita ad una creatura umana: dono di un'identità personale e non semplicemente di un gene; dono di una storia e non solo di un frammento di tempo; dono della cura di tutte le armoniche della persona umana e non solo di alcune.

 

PASTORALE FAMILIARE