Conferenza "Montenero: dai calanchi alla costa" - Montenero di Bisaccia 19/07/2003


La dott.ssa Daniela Di Gregorio durante l'esposizione della sua relazione

Interesse naturalistico e didattico per le zone di Montenero

Paesaggio di creste e valli
Il surreale fenomeno erosivo

MONTENERO DI BISACCIA - Un'area di grande interesse naturalistico e didattico; è difficile definire diversamente la zona dei calanchi di Montenero, dopo aver ascoltato i vari interventi nella conferenza "Montenero: dai calanchi alla costa", tenutasi sabato scorso nella sala polivalente. Il fenomeno dei calanchi è caratterizzato dall'erosione meteorica (precipitazioni) in terreni molto teneri, come ad esempio le argille.

E proprio la costituzione argillosa, quindi impermeabile, del terreno rappresenta uno dei fattori predisponenti, assieme a forte pendenza, esposizione a sud, vegetazione scarsa, clima con precipitazioni intense e brevi, irraggiamento solare massiccio nel periodo estivo. Sono caratteristiche che si riscontrano tutte nell'area situata proprio dietro il Santuario di Maria SS. di Bisaccia a Montenero, dove i calanchi (noti in paese come "lame") si estendono per circa 120 ettari, dando luogo al surreale paesaggio fatto di profonde valli dominate da creste sottili e frastagliate.
I calanchi di Montenero sono già stati proposti come Sito d'Interesse Comunitario (SIC), ed è nell'ambito di progetti comunitari che si intende valorizzare, tutelare e sviluppare l'area, come esposto dal prof. Luigi Mastronardi, docente


Immagine dei calanchi di Montenero di Bisaccia

dell'Università del Molise. Uno sviluppo dalle importanti funzioni naturalistiche, scientifiche e culturali, secondo il prof. Mastronardi, che ha più volte puntualizzato la necessità di rendere iniziative turistiche e agricole dell'area rispettose del particolare ambiente, concependo quest'ultimo "non come vincolo, ma come occasione di sviluppo locale". Agricoltura eco-compatibile, turismo sostenibile (non di massa), attività di carattere culturale e informativo, sarebbero queste le iniziative da intraprendere.
Daniela Di Gregorio, di Montenero e da poco laureata in Scienze Ambientali, ha esposto gli "aspetti vegetazionali e di riqualificazione". Nella sua relazione, frutto di uno studio da lei condotto proprio sui calanchi del suo paese, ha sottolineato l'importanza del tutelare la biodiversità, preservando l'habitat naturale, anche per "trasferire alle generazioni future un ambiente che ci circonda di qualità". Una frase, quest'ultima, che sarebbe logico aspettarsi pronunciata da un attempato studioso, invece è la riflessione che accomuna i diversi ricercatori intervenuti, la cui età media è probabilmente inferiore ai trent'anni.
Se gli studi e le ricerche servono ad individuare gli interventi necessari alla riqualificazione (o anche scoperta) didattico-turistica dei calanchi di Montenero, la parte "operativa" spetta alle istituzioni. In tal senso il sindaco Giuseppe D'Ascenzo, intervenuto in apertura della conferenza, ha spiegato come l'area sia già oggetto di uno studio per la realizzazione di un parco naturalistico. A parte il valore paesaggistico, i calanchi si trovano proprio nella zona dalla quale ha origine Montenero (la vecchia e ormai scomparsa Bisaccia si trova proprio lì), oltre agli importanti e vicini siti religiosi del Santuario e della grotta della Madonna. <<Forse avevamo qualcosa sott'olio e adesso gli daremo la giusta importanza>>, questa la metafora usata dal sindaco per indicare una risorsa sconosciuta ai monteneresi fino a qualche tempo fa, ma che troverà la giusta valorizzazione grazie a giovani studiosi, i cui nomi, eccetto quanti già menzionati, sono: Angelo Di Lauro, Emma Petrella, Cosmo Costa, Michela Izzo, Lorenzo De Lisio, Angela Stanisci, Emanuela Iannantuono e Lino Mastronardi.

Rossano D'Antonio (Nuovo Molise 22 luglio 2003)