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TRADIZIONI
L'ALM DE LE MURT
Nei giorni 1 e 2 novembre i ragazzi andavano in giro per le case del paese
chiedendo qualcosa per "l'anima dei morti". Occorre una precisazione: la
tradizione è praticata anche oggi (forse più che in passato), ma a differenza di una
volta, oggi i ragazzini vanno in cerca di soldi e non di mele, pere, vino... come un
tempo. Questa "monetizzazione" dà fastidio ai puristi della tradizione (ormai
scomparsi). Originale il modo di presentarsi di alcuni gruppi, con un lumino di latta
pieno di fori e con una candela all'interno.
Altrettanto originale (e ripetitivo) il dialogo standard fra ragazzi e proprietaria
della casa:
-L'alm de le murt - dicevano i ragazzi.
-A la panarell che ce purt?- chiedeva la proprietaria della casa.
-La cambanell -
-E và sunenn pe' tutte la terr - concludeva la proprietaria facendo capire di non
voler donare nulla.
Nota: la panarell è una sacca da portare appesa in vita, tipo marsupio ma
più capiente, usata un tempo per la raccolta delle olive.
IL PORCELLINO DI S. ANTONIO
Veniva così chiamato un simpatico maialino (purcatt de Sand'Andonje) che il
Comitato Feste acquistava e lasciava girare liberamente per il paese. L'animaletto si
nutriva e cresceva con quello che gli abitanti gli davano vedendolo in prossimità delle
proprie abitazioni.
Una volta cresciuto (e ingrassato) veniva venduto, il ricavato era utilizzato per
organizzare la Festa di S. Antonio in gennaio.
IL MAIALE E LA FESSERAT
Si tratta di una tradizione tuttora viva e vegeta a Montenero. Si comincia dal mattino
presto con l'uccisione del maiale, segue la procedura di pelatura, spartizione ecc. La
sera si completano i festeggiamenti friggendo parti di guancia e collo in grosse padelle
(la fesserat è chiamata infatti "padellaccia" da Vissani), il tutto con
massicce dosi di aglio (spicchi interi) e peperoni rossi secchi.
Sconsigliata a chi frequenta luoghi pubblici.
L'ARRESTO
Udite, udite! Una volta essere arrestati non era come oggi: il detenuto veniva
condotto a piedi fino alla Caserma, ammanettato passava per le vie del paese e si formava
dietro di lui una sorta di corteo. E, come per giustificarsi, diceva a seconda dei casi:
Nè è pe' corn (non è per corna)
Nè è pe' rrubbà (non è per furto)
Nè è p'accid (non è per omicidio)
Deduzione: una volta ci pensava il popolo a svolgere il compito principale dei
mass-media di oggi.
MITI E LEGGENDE
METROPOLITANE
Come qualsiasi altro paese del mondo anche Montenero ha le
sue credenze, appartenenti al passato o al presente (giudicate voi), ma comunque ricordate
e raccontate ancora oggi anche ai giovanissimi. Abbiamo selezionato le leggende più
significative:
IL CIARALLO
"Ciarallo" era il settimo figlio maschio, che pare avesse il potere di
incantare e richiamare i serpenti, dai cui attacchi era immune.
Non bastava semplicemente essere il settimo fratello, ma occorreva un apposito rito
d'iniziazione: "l'inciaramazione".
Si faceva ricorso al Ciarallo quando un serpente entrava in casa e si racconta che
puntualmente il rettile accorresse da lui non appena questi fischiasse. Altro compito
sociale del Ciarallo era quello di "inciaramare" gli altri, cioè spalmare un
po' di speciale unguento, con tanto di ricetta segreta, sul braccio di chi ne faceva
richiesta, in modo da garantire protezione dal morso dei serpenti. Facevano particolare
ricorso a questa protezione i bambini, portati dal Ciarallo dalle mamme.
Montenero ha avuto il Ciarallo fino ai primi anni '80, da allora non è più nato un
settimo maschio, oppure non ha seguito la procedura di "inciaramazione" e quindi
non ha avuto i poteri.
Nella foto sulla tomba è possibile ammirare il Ciarallo con diversi serpenti avvolti
intorno al collo. E' un'immagine sconcertante, forse capace di convincere anche gli
scettici?
Una spiegazione razionale.
Dalla foto appare in modo inequivocabile che il Ciarallo aveva uno speciale rapporto con i
serpenti, ma una domanda sorge spontanea: c'era almeno un rettile velenoso? Certamente no,
com'è possibile vedere si tratta di semplici e innocue bisce, seppur disgustose per la
maggior parte delle persone.
Proviamo ad immaginare che ad un bambino viene mostrato un serpente in qualità di animale
da compagnia, anziché il solito gatto o cane. Crescendo il fanciullo non avrà certo
paura dei rettili, anzi imparerà ad acchiapparli e maneggiarli e, soprattutto, a
riconoscere l'unica specie velenosa che vive da queste parti, la vipera; forse nel rito
dell'inciaramazione veniva insegnato proprio questo al piccolo: riconoscere l'unico
serpente da non maneggiare. Chi non è convinto provi ad andare a Cocullo (AQ) prima della
celebre festa dove tutti gli abitanti del paesino maneggiano con disinvoltura serpenti, e
chieda se sono tutti "inciaramati".
Sullo stesso tema:
Il serpente sulla schiena (da cicap.org)
Nota: Ciarallo e inciaramazione sono termini dialettali
della zona di Montenero di Bisaccia (CB)
L'INCANTO DELLA VERMINOSI ('ncantà la virminar)
Quando i bambini manifestavano malesseri intestinali, era tipico
associare i disturbi alla verminosi (elmintiasi), vale a dire l'infestazione da
parte di parassiti appartenenti alla specie dei vermi. Succedeva allora, (si consideri che il termine
"pediatra" era sconosciuto), di ricorrere ad una pratica singolare quanto
stupefacente: si incantava la verminosi. Il rituale prevedeva l'utilizzo di alcune erbe e
di canti recitati mentre si massaggiava il piccolo ventre.
Non è certo questa la sede adatta per analizzare le proprietà chimiche delle erbe
usate, e perciò vedere se veramente avessero una qualche efficacia medica. E' invece più
interessante analizzare come la madre che ricorreva all'incanto fosse convinta
dell'efficacia dei canti, che chissà come, determinavano la fuga di massa dei parassiti.
Da un pezzo ormai esistono i farmaci vermifughi (antielmintici), ma chissà che non
ci sia ancora chi crede alle stonature di una attempata signora.
Nota: per poter incantare la verminosi era necessario uno speciale quanto macabro
rito. Bisognava catturare una talpa e soffocarla con le mani, solo così si acquisiva lo
straordinario "potere". Per una volta gli animalisti avrebbero ragione.
IL QUADRO
Il quadro della Madonna di Bisaccia era custodito un tempo nell'omonima grotta,
dove si dice che fu anche trovato. Dopo che fu costruito il Santuario vi fu portato e
sistemato dove tutt'oggi si trova. Si dice che per tre volte dovettero riportarlo nel
Santuario, giacché in modo miracoloso ricompariva nella grotta, segno che lì
voleva restare.
Una spiegazione razionale: è evidente che qualcuno trafugò il dipinto durante la notte e
cedette dopo il 3° tentativo di fronte all'insistenza di chi lo riportava nel Santuario.
Clicca
qui per vedere il quadro della Madonna di Bisaccia
LU COR DE LA RUNDUNELL (Il cuore della rondine)
Chi è debole di stomaco eviti la lettura. Si dice che mangiare il cuore
di una rondine appena estratto dal petto attribuisse chissà quali proprietà (forza,
protezione...). Perciò i ragazzi, molti anni fa, catturavano gli uccelli in questione e
con indicibile brutalità mettevano in pratica l'assurdo rito. Naturalmente i poteri erano
pura invenzione e credenza popolare, e più che altro si trattava di spavalderia per
dimostrare chi avesse più coraggio. Originale è, tuttavia, lo stratagemma usato per la
cattura del volatile:
un foglio di carta era piegato a mo' di cono, si tagliava la punta e diventava
così una pagina con un foro al centro. La carta era avvolta ad un sasso e gettata in aria
al passaggio di una rondine. La pietra, più pesante, scendeva giù prima, mentre il
foglio ondeggiava nell'aria. Pare che questo attirasse la rondine che nell'imbeccare il
foglio, rimaneva intrappolata nel foro e cadeva così a terra, ignara dell'orribile sorte
che le sarebbe spettata di lì a poco. Nota: sui cieli di Montenero volano i rondoni,
non le rondini.
AUTOMURATURA ED ALTRE LEGGENDE SUL MURATORE...
Si sente raccontare (ze dic...=si dice) che un muratore di Montenero, nel costruire una
casa, abbia continuato a mettere in fila i mattoni dimenticando che doveva lasciare spazio
per porte e finestre, rimanendo quindi chiuso dentro.
Si tratta di una clamorosa bufala, in quanto oggi si dice che l'autore sia tizio (meglio
non andare oltre), mentre i nostri padri raccontano che era un altro, oggi defunto. In
poche parole la leggenda sopravvive alle generazioni, trovando sempre il muratore
maldestro di turno...
Altra leggenda "muratoria" è che sempre lo stesso artigiano, nel dover demolire
un balcone, abbia usato il martello pneumatico rimanendo all'esterno, e che perciò sia
caduto giù rompendo la congiunzione fra balcone e muro portante.
Si tratta di leggende metropolitane, verosimili ma false. Chi volesse verificarlo provi a
chiedere di avvenimenti simili in altri paesi, immancabilmente troverà le stesse dicerie.
Dimenticavo: in dialetto muratore si traduce "frabbicator" e non
"murator".
ATTENZIONE PRIMA DI FARE I SALAMI E LA SALSA AL....
CICLO....
C'è ancora gente che crede le donne inadatte a certe mansioni, in particolare
lavorazione dei salumi e della salsa di pomodoro, durante il periodo mestruale. In pratica
le donne in pieno flusso mestruale non dovrebbero toccare la carne usata per gli insaccati
e i pomodori pronti per diventare salsa. Pena prodotti irrimediabilmente deteriorati.
Come tutte (o quasi) le credenze popolari, anche questa non ha alcun fondamento
scientifico e, naturalmente, mai nessuno si è preoccupato di fare esperimenti, seri e
ripetibili, che comprovino tale "teoria". Quello che invece può essere
interessante è cercare di capire come è nata la credenza. Proviamo con due ipotesi:
1) Per le donne rappresentava una valida scusa per sottrarsi a certi lavori. Teoria poco
plausibile.
2) Quando non c'erano le conoscenze scientifiche di oggi, era più difficile spiegarsi il
perché un certo prodotto fatto in casa fosse uscito male, perciò attaccarsi al
soprannaturale (e al non verificabile) era la scelta più facile e immediata. Inoltre il
soprannaturale non richiedeva "scervellamenti" particolari per capire eventuali
errori. In altre parole bastava chiedere alle donne presenti se si trovavano in un
"certo periodo" e di conseguenza selezionare il personale. E se nonostante tanta
accortezza il salame usciva ugualmente alterato? Ovvio: qualcuno aveva mentito, oppure era
entrata una donna "infetta" e distrattamente aveva toccato la carne o i
pomodori.
Abbiamo evidenziato che in mancanza di conoscenze scientifiche questa credenza poteva
passare, è però sconcertante osservare che ancora oggi c'è qualcuno che si attiene
scrupolosamente alla regola del "ciclo".
GUAI A NASCERE NELLA NOTTE DI NATALE
La superstizione è circolata fino agli inizi del Novecento. Chi nasceva nella
notte di Natale era condannato ad essere lupo mannaro. E con questo certo non si indicava
la malattia vera, la licantropia. Si intendeva trasformarsi in un mezzo lupo e diventare
rei di scorrerie per le campagne, nelle cantine, danneggiamenti di vario genere ecc.
Chi nasceva la notte di Natale diventava lupo mannaro perché quel giorno era
riservato a Gesù Cristo, e quindi era un oltraggio osare scegliere quel giorno per venire
alla luce. Di più, si aveva l'ardire di sapere anche in quale giorno era stato concepito
il neo lupo homines. Su questo non c'erano dubbi: il 25 marzo, esattamente nove mesi prima
della nascita.
E' bene considerare due fattori. Il primo è che la data del 25 dicembre è
convenzionale; si hanno seri dubbi sull'anno esatto della nascita di Cristo, figuriamoci
sul giorno. Il secondo è giustificato dal livello di conoscenza popolare dell'epoca (come
detto fino al primo Novecento): non è detto che si nasca esattamente nove mesi dopo il
concepimento. E cosa significa nove mesi, se questi non hanno tutti lo stesso numero di
giorni?
Per dovere di chiarezza, tuttavia, va detto che essere un lupo mannaro
"natalizio" non dava luogo a discriminazioni particolari. Non era che una più o
meno innocua superstizione, una diceria. Tali persone si sposavano e conducevano una vita
regolare, anche se talvolta erano oggetto di sfottò.
Link sull'argomento:
http://www.forchecaudine.it/lupo.html
http://www.anonimagdr.com/Lupo%20mannaro.htm
COME SAPERE IN ANTICIPO IL
SESSO DEL NASCITURO
In questa disciplina l'essere umano si scervella dalla notte dei tempi, finché è
arrivata l'ecografia che ha tolto utilità, e forse fascino, a questa forma di
divinazione. Una credenza popolare vuole che in base alla forma della pancia
della madre gravida si possa capire di che sesso sarà il bambino. Se la pancia è
"appuntita" si tratterà di un maschietto, se di forma più "schiacciata" di una
femminuccia.
Inutile cercare un barlume di fondamento scientifico, non ve n'è. Ma come in
tutti i casi del genere, si tende a ricordare gli episodi in cui la previsione
si è realizzata e dimenticare tutti i casi negativi. Infine, non va trascurato
che la probabilità di azzeccare è piuttosto elevata: ben il cinquanta per cento.
CI SARANNO LE OLIVE? DIPENDE DALLA
NEBBIA
La leggenda vuole che se la presenza di nebbia nella notte di Natale sia
di buon auspicio per la produzione di olive nell'autunno successivo.
Naturalmente la letteratura popolare non annovera studi seri che
comprovino la teoria. Non si hanno infatti documenti su prove
sperimentali, anche con metodo scientifico solo abbozzato, che le diano
conferma.
Più semplice continuare ad affidarsi alla teoria (provata eccome)
dell'alternanza, secondo la quale ad annate produttive si alternano altre
improduttive. |