SPECIALE TORRE DI MONTEBELLO: LA TESI DI LAUREA DI ALESSANDRA MUCCI

Montenero On Line è lieto di proporre alcuni estratti della tesi di laurea "La difesa della costa adriatica del Regno di Napoli in età moderna: il caso del Molise". I capitoli riportati riguardano le torri edificate in territorio montenerese e, in particolare, quella di Montebello, per la quale sono stati consultati anche i vari articoli raccolti nello speciale di Montenero On Line.
Autrice del documento è Alessandra Mucci, giovane di Termoli che a luglio si è laureata in Conservazione dei Beni Culturali all'università di Ravenna.
Oltre ai due capitoli della tesi, è riportata anche una nota sulla funzione delle torri costiere di avvistamento nel XVI secolo. R.d'A.

 

SOMMARIO

  • TORRE DI MONTEBELLO
    (visibile nella foto qui accanto)
  • TORRE TRIGNO
    (descrizione di un'altra torre, ormai scomparsa, un tempo edificata sulla foce del fiume Trigno)
  • LE INCURSIONI SARACENE E LE TORRI DI DIFESA COSTIERA
    (sulla funzione delle torri lungo la costa adriatica)

di Alessandra Mucci


TORRE DI MONTEBELLO

POSIZIONE GEOGRAFICA
La torre di Montebello è situata su una collina a circa 50 m sul livello del mare, a circa 1200 m dalla battigia e a meno di 500 m dalla sponda destra del fiume Trigno  (fiume che segna il confine tra Abruzzo e Molise). Sorge nel comune di Montenero di Bisaccia (Cb), in località Montebello.
Non è menzionata dal Gambacorta, il quale cita solo quelle posizionate direttamente a ridosso del mare.
Ha svolto un importante ruolo di difesa e allarme durante il lungo periodo delle incursioni saracene e di rifugio e controllo doganale per i traffici che a valle passavano per il fiume Trigno e per il torrente Tecchio, per portarsi dal territorio vastese all’entroterra molisano e viceversa. 

NOTIZIE STORICHE

·        1566 anno di edificazione, sopra i ruderi del vecchio castello di Montenero, per ordine del barone di Lanciano, Vialante (infatti viene chiamata anche torre di Vialante), il quale entrò in possesso del feudo separato di Montebello, insieme a Riccardo del Riccio.

·        1603 è di dominio di Marco Tullio Tino di Ortona, da cui passò prima al figlio Francescantonio e poi, per vendita, a Ferrante Carracciolo.

·        1606 il feudo di Montebello viene riunito a Montenero sotto Cesare Greco d’Isernia da cui passò per esproprio a Diego D’Avalos, marchese di Vasto.

·        1712 la notte del 26 settembre, circa sessanta turchi assediarono il mulino dove vi erano una ventina di persone, che udendo sparare si misero in salvo nella torre. I turchi incendiarono il mulino e ne iniziarono la scalata, ma furono respinti a colpi di pietra e uno di loro morì. Ma non desistettero finché arrivò da Vasto, con cinquanta soldati a cavallo e cento armati a piedi, il conte Filippo Ricci e dopo una breve lotta furono costretti a ritirarsi nelle loro galea.

·        prima metà del ‘900 la tenuta di Montebello passa al marchese avv. Domenico Battiloro tramite un testamento del duca Giovanni Quarto di Belgioioso, marito di Ortensia d’Avalos, il quale non avendo figli e rimasto vedovo, adottò a 81 anni il marchese nominandolo erede universale dei beni pervenutigli dalla consorte.

·        1953 ne entra in possesso, in fase di esproprio, l‘ERSAM (Ente Regionale di Sviluppo Agricolo per il Molise), per l’attuazione della riforma fondiaria, tale ente non la utilizzerà mai ne né per scopi agricoli né per altri utilizzi.

·        1969 Emilio Paterno, storico locale, nel suo libro  “Montenero di Bisaccia nel XVIII secolo”, la descrive “… concreto motivo d’interesse turistico”.

·        metà anni ’80 viene chiusa  perché divenuta estremamente pericolante, la spaccatura che la percorre verticalmente si fa più pronunciata.

·        1993 in base alla legge 1° giugno 1939 n° 1089, sulla tutela delle cose di interesse storico-artistico, l’immobile “Torre di Montebello” viene sottoposto a tutte le disposizioni di tutele contenute in tale legge.

·        1998 la giunta comunale di Montenero richiede la cessione della torre al comune o l’autorizzazione a disporre dell’immobile per restaurarlo e usufruirne per le attività turistiche nell’ambito della valorizzazione del “tratturo L’Aquila-Foggia”. Tale autorizzazione o cessione non arriva in tempo per sfruttare il finanziamento.

·        Giugno 2002 l’ERSAM inizia la procedura di cessione .

·        Ottobre 2005 la torre è ancora di proprietà dell’ERSAM, il presidente della regione Michele Iorio promette di attuare la cessione, ma prima di intervenire con un restauro, dato che la torre è a serio rischio di crollo.

DESCRIZIONE
La sua forma architettonica ha, come le torri di Petacciato e Sinarca, nella pianta la forma quadrata di 7,70 m per lato , ma vi differisce per il maggior sviluppo in altezza  di circa 14 m e per le pareti a piombo con fori pontaioli. La sua è una forma che si riscontra in numerose torri pugliesi. È articolata su tre livelli , i primi due coperti da volte a botte, collegati internamente da scala a chiocciola in pietra arenaria, la copertura è a terrazzo, con la volta coronata da merli. L’ingresso principale è posizionato al di sopra del piano di base, al quale si accede tramite una scala esterna in muratura. Le superfici murarie sono quasi del tutto compatte, presentano quattro finestrelle rettangolari con semiarco, delineate da mattoni in cotto a forte strombatura e distribuite una per lato a diverso livello di altezza e sono munite di feritoie. 

STATO ATTUALE
Oggi la torre presenta un avanzato stato di degrado: è attraversata da una lesione verticale di oltre 50 cm che la divide in due parti. Sulla parete principale vi sono evidenti tracce di un ponte levatoio, probabilmente al posto dell’attuale scala esterna, infatti la torre faceva parte di un sistema difensivo più ampio, il castello di Montenero. Sulla facciata principale campeggiava lo stemma della famiglia Battiloro il quale fu tolto nel 1953.
Alla sommità conserva residui tronconi di merlatura. 


Soprintendenza archeologica per i beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici del Molise. Montenero di Bisaccia (Cb)- Relazione storico-artistica, 1993.
  Ivi.
Per le date 1566-1603-1606-1712-prima metà ‘900-1969 vedi DE FILIPPO G., Montenero di Bisaccia. La storia, i documenti, le immagini, Napoli, 2003, pp. 122-125.
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, decreto in cui la torre di Montebello viene dichiarata di particolare interesse ai sensi della legge 1 giugno 1939 n. 1089, Roma, 9 novembre, 1993.
 
DE FILIPPO, Montenero, cit. p. 124.

TORRE TRIGNO

(CAP. IV  Il censimento dei manufatti costieri. La schedatura)

POSIZIONE GEOGRAFICA
Nel comune di Montenero di Bisaccia (Cb), sita alla foce del fiume Trigno (corso d'acqua che segna il confine tra Abruzzo e Molise), vi era la torre Trigno, della quale ora è scomparsa ogni traccia.
Tale torre faceva parte, insieme alle torri di Petacciato, Sinarca e Campomarino, della difesa costiera della parte nord della Capitanata ed era l’ultima di tale provincia.
Comunicava a nord con la torre Penna (ultimo manufatto in territorio d’Abruzzo, in località Punta Penna a Vasto), dalla quale distava 12 km circa, a sud con la torre di Petacciato, distante tra i 6 e gli 8 km.

Non viene menzionata dal Gambacorta, in quanto la sua ricognizione risale ad un’epoca successiva (1594) il suo crollo, avvenuto nel 1586 ed infatti il duca di Celenza suggeriva la necessità della costruzione di un’altra torre posta appunto tra quella di Petacciato e Punta Penna, per ridurre la distanza tra loro. 

NOTIZIE STORICHE

·   1569 anno di costruzione ad opera di Bernardino Capuano

·   1586 anno del crollo di tale torre, portata via dalla piena del fiume Trigno

DESCRIZIONE
La “torre Trigno”, nella sua forma architettonica, era tipica del periodo viceregnale, come quelle contigue di Petacciato e Sinarca e le altre erette in Abruzzo. Di pianta quadrangolare e corpo a tronco di piramide, uno sviluppo in altezza di circa 12 m e una larghezza di 11 m circa per tutti e quattro i lati. Dotata di tre caditoie per lato, suddivisa in due piani, l’ingresso era a monte, raggiungibile attraverso una scala in muratura di due rampe  con una passerella di legno o con una scala a pioli facilmente retraibile in caso di necessità. Data la sua forma quadrata poteva disporre di tre lati di fuoco ed era orientata in modo tale da avere un lato a mare e due lungo la costa. 


DESCRIZIONE ATTUALE
Scomparsa.


1 CARUSO A., Il castello di Termoli e la difesa costiera molisana, Termoli, 1995, p. 62.
SCERNI N., Sopra un manoscritto italiano esistente presso la biblioteca nazionale di Parigi, da “ Bollettino dell’istituto storico e di cultura dell’arma del genio”, fasc. 4 (52), Roma, 1955, p. 15.
Per le date 1568-1586 vedi PASANISI O., Costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla regia corte del regno di Napoli nel XVI sec. in “ Studi di storia napoletana in onore di M. Schipa, Napoli, 1926, pp. 10, 16.
DE FILIPPO G., Montenero di Bisaccia, la storia, i documenti, le immagini, Napoli, 2003, p. 121.


La torre di Montebello come appare oggi

Vedi anche:
Lo speciale torre di Montenero On Line
Il reportage esclusivo degli interni


LE INCURSIONI SARACENE E LE TORRI DI DIFESA COSTIERA

Durante i secoli XVI-XVIII, in particolare fra ‘500 e ‘700, il plurisecolare duello tra l’occidente cristiano e il fronte islamico si acuisce a causa di alcuni importanti mutamenti politico-militari, avvenuti agli inizi del ‘500, che avevano avuto ripercussioni, oltre che sui domini terrestri anche, ed in particolare, sugli spazi marittimi.
Tale fenomeno, che muove il proprio campo d’azione sugli spazi acquei del mar Mediterraneo, comporta per le popolazioni, in particolare quelle costiere, il dramma di incursioni dal mare da parte di bande di pirati e corsari.
Nel linguaggio comune, i termini “pirata” e “corsaro” vengono utilizzati quasi indistintamente, come se fossero sinonimi, ma in realtà e da un punto di vista giuridico, sono nettamente differenti.
Il termine Pirata deriva dalla parola latina “Peirao” che letteralmente significa “provare”, in questo caso “provare a far bottino”. Si trattava di un’antica professione, svolta in alto mare e al di fuori di qualsiasi regola, messa in opera esclusivamente per un tornaconto personale e nei confronti di tutti.
Il termine Corsaro deriva dal greco “Kurseuo” che significa “saccheggio, compimento di razzia”. Il corsaro svolgeva una guerra chiamata “guerra di corsa”, autorizzata da una “patente di corsa”, rilasciata dallo Stato, per effettuare azioni caratterizzate da attacchi ai centri rivieraschi, agguati e catture dei vascelli commerciali nemici e del relativo carico, il cui bottino veniva diviso tra il Corsaro e lo Stato. Si trattava quindi di una guerra legittimata e combattuta, ufficialmente, in nome della religione.
Queste flotte barbaresche, erano quindi solite attaccare ferocemente i centri abitati in prossimità del mare. Abitualmente la corsa si svolgeva in un arco di tempo molto ristretto, che andava dalla metà del mese di Aprile alla metà di Settembre, cioè nei mesi estivi, quando si intensificavano le attività nei campi e la gente era maggiormente intenta nel proprio lavoro, tale cosa creava un terreno fertile per i corsari i quali, dopo aver attentamente valutato l’eventuale ricchezza che potevano ricavare da questi piccoli borghi, potevano agire con maggiore tranquillità.
Ciò non vuol dire che le popolazioni non difesero il proprio territorio, anzi al contrario, ma gli ottomani riuscivano comunque a seminare terrore, dimostrando fino a quale punto poteva arrivare la loro ferocia, combattendo contro gli abitanti, riuscendo quasi sempre a far razzia all’interno dei centri abitati, in particolare nelle chiese cristiane nelle quali penetravano rubandone i tesori custoditi ed in seguito cercando di distruggerle.
Questa situazione spinse, nella metà del ‘500, i governi ad approntare un sistema di difesa militare e ad attivare una vigilanza armata delle coste. Si decise di agire sulla terraferma, ricorrendo ad una sorta  di barriera protettiva, costituita da torri e posti di guardia dislocati lungo le coste mediterranee del versante cristiano. L’elemento basilare di questo progetto era la Torre. La difesa doveva avvenire in questo modo: le popolazioni, nell’eventualità di avvistamenti di imbarcazioni sospette, dovevano essere allertate con la trasmissione di segnali prestabiliti, seguiva poi l’entrata in azione delle preposte unità difensive.
Tale progetto prevedeva su ogni promontorio in prossimità del mare, la presenza di una torre che doveva comunicare con quelle vicine tramite fumate di giorno e fuochi di notte. Dietro tali avamposti vi erano altri punti di avvistamento che captavano i segnali e li trasmettevano ai centri abitati o a postazioni ancora più elevate. Tale sistema doveva assicurare la trasmissione del messaggio in tempi rapidi per giungere ai centri abitati in modo tale da assicurare la fuga e allestire la difesa.
La guardia dei fortini veniva affidata ai Torrieri, degli ufficiali ai quali era affidato il compito di sorvegliare il mare e in caso di necessità, attivare l’allarme in base al sistema sopra descritto. 

Le torri dislocate sulla costa molisana, sia quelle esistenti, che quelle scomparse, sono architettonicamente tipiche del periodo viceregnale spagnolo, esse risalgono quasi tutte agli anni ’60 del 1500, quando cioè don Parafàn de Ribera, allora vicerè del Regno di Napoli, nel 1563 diede disposizioni circa l’approntamento del sistema difensivo delle coste del Regno. Esse sono a pianta quadrangolare e corpo a tronco di piramide, con tre caditoie (nel caso di torri di piccole dimensioni come quelle molisane) per lato in controscarpa, con una lunghezza di 10 m per ogni singolo lato nella base e 12 m in altezza. L’interno è generalmente suddiviso in due ambienti sovrapposti, entrambi coperti da volte a botte. Le murature sono costituite da pietra locale. Nella costruzione di tali fortilizi si rinuncia a qualsiasi elemento decorativo, privilegiando solo gli aspetti funzionali alle esigenze militari.
In alcuni casi, come appunto la Torre di Montebello o il Castello di Termoli, la tipologia architettonica non rientra nello schema della torre viceregnale, perché in alcuni casi vengono utilizzati anche dei manufatti preesistenti, che hanno costituito comunque degli importanti punti di avvistamento e segnalazione durante questo triste periodo.
Sulla costa molisana, allora territorio della Capitanata, erano presenti, partendo da nord a sud, sei esempi di manufatti difensivi: 

  • Torre Trigno

  • Torre di Montebello

  • Torre di Petacciato

  • Torre Sinarca

  • Castello di Termoli

  • Torre di Campomarino

4 dicembre 2006

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