SIC
OPPORTUNITA' O FRENO PER LA CRESCITA LOCALE?
O SEMPLICEMENTE UN'ANOMALIA TUTTA MOLISANA?
Sic sta per Sito di importanza comunitaria. E' una rete
coordinata a livello europeo per la salvaguardia, in determinate aree, della diversità
biologica presente. Tutelare territorio, piante, pesci, uccelli ecc. in precise e
circoscritte zone, questo l'intento della rete Natura 2000, dal nome dato al progetto.
Sic è, semplificando, un parco di dimensioni ridotte. Basti come esempio il Giardino
botanico di San Salvo, posto all'estremità nord del litorale accanto a case e
stabilimenti balneari. E se la città abruzzese ottiene la Bandiera blu, probabilmente, lo
deve anche a questa riserva dunale. Altro esempio i Calanchi di Montenero. E' un progetto
approvato e finanziato da pochissimo, si aspetta che inizi la realizzazione del Parco
naturalistico Bisaccia, e si trova a poche centinaia di metri dall'abitato.
Ma allora dov'è l'anomalia? Questa è solo la prima di diverse domande. Un quesito
necessario se allo stato attuale sembra difficile sia la tutela ambientale, sia qualsiasi
altra cosa. Una domanda che è ancora più importante alla luce di due recenti fatti di
cronaca: analisi della foce del Trigno con responso negativo (è inquinato), discarica
abusiva trovata pochi giorni fa vicinissima alla stessa foce. Dov'è la conservazione
dell'ambiente e dov'è lo sviluppo turistico?
Spiegare questo argomento è cosa ardua. Spiegarsi perché
in campo politico - dentro e fuori Montenero, a destra ed a sinistra - abbiano scoperto da
qualche mese che esistono i Sic, è impresa altrettanto difficile. Ma tant'è, è da un
po' che vari esponenti locali hanno scoperto la parola magica, Sic. Il consigliere
comunale Cristiano Di Pietro da qualche giorno litiga con il consigliere regionale
Domenico Porfido. L'altro regionale di Montenero, Nicola D'Ascanio, interviene al termine
della conferenza sul Parco naturale di Bisaccia (Calanchi di Montenero). Il vice sindaco
Antonino D'Antonio ha parlato, qualche mese fa, di "madre di tutti i problemi".
Il comune denominatore è sempre quella sigla. Ma cosa significa? Perché l'hanno scoperta
adesso?
I Siti di importanza comunitaria in Molise sono un problema, piuttosto che una risorsa,
per una ragione semplice: nessuno sa come comportarsi. Mentre le altre Regioni si sono
dotate di strumenti legislativi appositi, il Molise ancora no. Mentre altrove dicono cosa
si può fare e cosa non si può fare su un'area in cui va protetta la biodiversità, qui
la risposta è nì.
A Montenero succede che chi costruisce oggi la propria casa dovrebbe
rispettare i falchi, e chi ci abita da quindici anni no.
Il punto è tutto qui. E' una responsabilità che ha diversi colori politici e che investe
più di una legislatura. Ma non può esserci fazione elettorale perché riguarda il futuro
di aree ampie (oltre il 20 per cento dell'intero territorio regionale) in campi
strategici, come il turismo e la tutela ambientale.
Materia ardua. Perciò sarà opportuno cominciare dalle anomalie dei singoli siti
monteneresi.
I Calanchi di Montenero
L'acronimo Sic fa la sua comparsa a Montenero dopo il 2000. Meraviglia e
incredulità sono i sentimenti che si accompagnano alla notizia: il Capolaserra è area
protetta.
I calanchi dietro il santuario della Madonna di Bisaccia, proprio dove fino a
quindici anni fa c'era la discarica e dove si saltava sulle creste con moto da cross,
rappresentano una risorsa naturalistica.
Attenzione: l'anomalia non è qui. Non è strano che si valorizzi un'ex discarica. La
stranezza arriva qualche anno dopo, ma ne parliamo fra poco, poiché i Calanchi non sono
la sola area (teoricamente) protetta di Montenero. |
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| Colle Gessaro
Qui la delimitazione parte dal centro abitato. Sono state inserite in area Sic case
costruite negli anni Settanta, oltre vent'anni prima che nascesse anche solo il concetto
di Natura 2000.
Un esempio pratico. L'area Sic inizia dalla chiesa di san Paolo, comprende tutte le
abitazioni a sinistra della via Don Sturzo ed una parte della zona Artigianale di contrada
Canniviere. Poi prosegue lungo il corso del vallone Canniviere, in aperta campagna, fino a
confluire nel Trigno. 664 ettari complessivi. |

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Per essere ancora più pratici: casa di riposo, poliambulatorio, aziende
tessili con 150 dipendenti e svariate decine di abitazioni sono compresi nell'area
protetta. Strutture ed attività produttive esistenti quando è stato tracciato il
perimetro del Sic Colle Gessaro.
La prima anomalia porta il nome di Valutazione di incidenza ambientale. Chi vuole
costruirsi una casa oggi in quell'area deve presentare detto documento.
Deve dimostrare che la sua abitazione non contrasta falchi, tartarughe ed altre specie
vegetali e animali. Parliamo di nuove costruzioni in area urbana (zona C di espansione),
accanto a stabili esistenti da tempo.
L'evidenza fa ipotizzare che chi, sulla carta, ne ha tracciato il perimetro sul posto non
c'è mai stato. Diversamente avrebbe escluso l'area urbana e artigianale. |
Foce del Trigno-Marina di Petacciato
Questo Sic si estende dal confine con San Salvo a quello con il litorale di
Termoli. Comprende quindi integralmente le marine di Montenero e di Petacciato. Dalla foce
del fiume, infine, rientra fino al ponte crollato.
Anche qui sembra verosimile che sul posto non c'è andato chi ha disegnato la mappa.
Nell'area di 747 ettari sono compresi alberghi, camping, abitazioni sulla costa. Non solo
il fiume con relativa flora e fauna insomma. E' inquadrato in tale disegno circa il
cinquanta per cento della costa molisana. |

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Per il Sic della marina il Comune ha fatto ricorso al Tribunale
amministrativo regionale (Tar). Ma questa è un'altra storia, che meriterà altri
approfondimenti. Vale invece la pena di riallacciarci a quanto accaduto qualche giorno fa:
a pochi metri dal fiume, in territorio demaniale, è stata trovata una discarica abusiva.
Due auto bruciate, ma soprattutto laterizi, detriti edili, batterie ecc.
Una domanda nasce da sé: con la situazione attuale non è possibile cementificare, e
questo farà piacere agli ambientalisti, ma questi ultimi possono dirsi soddisfatti della
tutela territoriale in atto? Regolamentare la materia, in modo chiaro e senza equivoci,
probabilmente serve anche a questo: mediare seriamente, senza artifici del politichese,
fra sviluppo economico e armonia con la natura. Può essere questo possibile se non vi è
una normativa? |
A chi spetta regolamentare i
Siti di importanza comunitaria
E' il Dpr 357/97 a dire chi ha competenza sulla materia:
- "Le Regioni e le Provincie autonome di
Trento e di Bolzano individuano, con proprio
procedimento, i siti in cui si trovano tipi di habitat elencati nell'allegato A
ed habitat delle specie di cui all'allegato B e ne danno comunicazione al
ministero dell'Ambiente, ai fini della formulazione della proposta del ministro
dell'Ambiente alla Commissione europea, dei siti di importanza comunitaria, per
costituire la rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione denominata
"Natura 2000". (art. 3, comma 1).
- "Le Regioni e le Province autonome di
Trento e di Bolzano adottano per i siti di importanza comunitaria, entro tre mesi
dall'inclusione nell'elenco definito dalla Commissione europea, le opportune misure per
evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché la
perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale
perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi
del presente regolamento". (art. 4, comma 1).
"I proponenti di piani territoriali,
urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistici venatori, presentano
al Ministero dell'ambiente, nel caso di piani a rilevanza nazionale, o alle
Regioni o alle Province autonome di Trento e di Bolzano, nel caso di piani a
rilevanza regionale o provinciale, una relazione documentata per individuare e
valutare i principali effetti che il piano può avere sul sito di importanza comunitaria,
tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo". (art. 5, comma
2).
Semplificando:
L'Unione europea invita gli
enti a comunicare quali sono i siti.
Le Regioni individuano i
siti e ne danno comunicazione al ministero dell'Ambiente, il quale trasmette i dati
all'Ue. Il Molise ha fatto questo nel 1998.
Le Regioni, in genere con
semplice delibera di giunta, regolamentano la materia in campo regionale e approvano le
Valutazioni di incidenza. L'Abruzzo già nel 2002 è intervenuto sul tema. Il Molise solo
quest'anno ha iniziato le procedure, tecniche e legislative, per mettere mano alla
questione. Risultato: diversi treni, si legga finanziamenti dell'Ue, sono passati. Pare
che nelle stazioni molisane non sia stato possibile fare sosta.
E le responsabilità degli
amministratori comunali?
Se sono stati tenuti fuori, in questo approfondimento, la cosa non è affatto casuale.
Deve essere imbarazzante per l'Ufficio tecnico di Montenero dire a chi vuole costruire in
via don Sturzo, accanto a case che hanno trent'anni, che occorre la Valutazione di
incidenza. "Beh - si dirà - se ci vuole ci vuole". Se di colpo si è ritenuto
necessario proteggere le tartarughe in centro abitato ci saranno delle buone ragioni.
Sarà, ma cosa risponderà l'Ufficio tecnico, allo stesso richiedente, quando la pratica
tornerà indietro dalla Regione Molise senza essere né approvata né respinta, perché
manca una normativa?
Perché, dopo il 1998, nessuno ha rivisto il perimetro dei Sic, giacché ricadono
su aree urbane e costiere, già incluse nel Piano regolatore approvato nel 2002?
L'anomalia dei Sic in Molise non riguarda né la cementificazione né il dogmatismo
ambientalista. Concerne il ritardo con cui si arriverà a regolamentare, a liberare la
materia dalle tenaglie burocratiche. Quanto tempo ancora?
Rossano
D'Antonio
(25 settembre 2005)
Nota: sono state volutamente tralasciate citazioni
tecniche e riferimenti. Questo onde non appesantire la lettura, considerando la poca
dimestichezza che, in generale, si ha con l'argomento. Tutta la documentazione, per
approfondire o verificare quanto esposto, è consultabile sul sito del ministero
dell'Ambiente www.minambiente.it
La disputa fra Cristiano Di Pietro e Domenico Porfido:
Porfido:
la Regione non è colpevole
Di
Pietro: Porfido mistifica i fatti
Porfido
respinge le accuse |