PETRA VULVARIS

 

Dimensioni in cm:
altezza 13,5
frontale 5,5
profondità 7,9

Trattamento superficiale antipolvere: uno strato di vetrificante acrilico a base acquosa.

L'aspetto è compatto e duro. Per il fissaggio alla base di legno è stato necessario forare il fossile con una punta di trapano.

Lo strano oggetto della fotografia è un fossile. Risale ad un periodo che va da cinque a 1,6 milioni di anni fa. L'era del cosiddetto Pliocene. E' stato ritrovato* in agro di San Felice del Molise (CB) e precisamente su una collinetta posta sulla valle del torrente di Castellelce, affluente del Trigno, a pochi chilometri dall'abitato.
La datazione (se di data si può parlare visto l'intervallo di tempo indicato) è stata ricavata considerando il periodo in cui il territorio in questione era ancora sommerso dal mare. Il fossile, infatti, si è formato all'interno del guscio di una grossa conchiglia, della quale conserva la forma.

In attesa di dati ufficiali sulla denominazione, in questa sede ci si permette di fare un'ipotesi: Petra vulvaris**.
La curiosità:
La Petra vulvaris conserva della conchiglia originaria anche la particolare forma dell'attaccatura. E' opinione diffusa che quest'ultima ricordi una parte anatomica umana femminile. Da qui il nome popolare con cui è chiamata la zona: "colle delle fregnacce". R.d'A.

Inoltre: da La Gazzetta del Molise del 27 agosto 2005 (per gentile concessione dell'autore)

I residenti della zona li conoscono ormai da anni ma stranamente, oltre i confini paesani, se ne ignora l'esistenza. Sono i fossili marini - risalenti ad epoche davvero remote - del Vallone di Montelateglia nel territorio di San Felice del Molise.
Il fossile di cui parliamo è costituito da una sorta di "tellina" gigante, un mollusco bivalve pietrificatosi col passare degli anni, al quale i residenti della zona hanno dato il nome di "fregnaccia". Sull'etimologia della parola preferiamo sorvolare, ma ognuno se ne potrà fare un'idea guardando le foto.
Sembra che la ricerca di questi fossili sia diventata nel corso degli anni un vero e proprio passatempo per i contadini della zona, oltre che i cittadini di San Felice e Mafalda; anzi, la pratica di raccogliere queste meraviglie della natura è divenuta ormai una prassi consolidata, visto che ogni passeggiata si conclude puntualmente con il prelievo di un souvenir preistorico da esibire sulla scrivania di casa o, addirittura, da utilizzare come fermaporte!
Chiunque può recarsi in loco e rompere il guscio calcareo di una pietra per trovare all'interno la "sorpresa" che proviene direttamente dagli albori della nostra Terra.
Due sono le considerazioni che un turista qualsiasi, anche il meno avvezzo alle escursioni avventurose, può fare: la prima riguarda la totale mancanza di conoscenza di questi straordinari fossili da parte dei molisani; la seconda concerne la totale assenza di valorizzazione da parte del Comune, della Provincia e della Regione, di quella che appare come un'autentica risorsa. Sarebbe forse errato creare dei percorsi naturalistici, o più semplicemente, delle visite guidate per i turisti presenti sulla costa?
La grande quantità di "reperti" che il terreno continua a restituire è notevole, ma attenzione: quella raccolta ieri da un ignaro turista potrebbe essere l'ultima. Massimo Del Grande


* Il fossile riprodotto in foto è stato trovato a bordo strada, senza entrare nel terreno privato dal quale era stato in precedenza estratto, presumibilmente, durante i lavori di aratura. Le Petra vulvaris, infatti, sono conficcate in massi piuttosto grossi (nell'ordine di cinque kg circa), che è necessario rompere per estrarre il fossile.
** sono ben accette correzioni e integrazioni da studiosi che avessero approfondito la materia. Scrivere a
info@monteneronline.it