PIANO SOCIALE, QUESTO SCONOSCIUTO
cambia il concetto di welfare locale
| Diciamolo francamente, non si è capito granché del Piano
sociale di zona. Eppure è un tema che da svariati mesi impegna tutte le amministrazioni
molisane, Regione e Provincia comprese. Di più, non è un argomento nuovo né astratto,
poiché le politiche sociali non nascono adesso. Le istituzioni sono da sempre attive, con
risultati che non è questa la sede per analizzare, in campi come assistenza ad anziani,
prevenzione di tossicodipendenze e relativa cura, iniziative per i più piccoli,
attenzione ai disabili e via dicendo. La materia è ampia, è sotto gli occhi di tutti
quotidianamente, eppure è bastato un termine politico-burocratico (Piano,
appunto) a farla diventare un qualcosa di astratto. Cos'è il Piano sociale di zona Sul sito Emilia Romagna sociale, la materia è così spiegata: "E un documento programmatico con il quale i Comuni associati, di intesa con lAzienda USL, definiscono le politiche sociali e socio-sanitarie rivolte alla popolazione dellambito territoriale coincidente con il distretto sanitario. E coerente con il Piano regionale degli interventi e servizi sociali e si raccorda con la programmazione sanitaria, in particolare di livello distrettuale. E lo strumento principale delle politiche sociali, che serve a costruire un sistema integrato di interventi e servizi. Integrato, perché deve mettere in relazione servizi che si offrono in strutture, servizi domiciliari, servizi territoriali, misure economiche, prestazioni singole, iniziative non sistematiche, sia che siano rivolte alla singola persona sia alla famiglia. Integrato, perché deve coordinare politiche sociali, sanitarie, educative, formative, del lavoro, culturali, urbanistiche e abitative, e cioè: come, dove, e chi il sistema nel suo complesso assiste, si prende cura, riabilita, educa, forma, orienta e inserisce al lavoro, offre occasioni di cultura e di socialità, offre una città e unabitazione vivibile e adeguata. Integrato, infine perché deve far collaborare e lavorare, in modo coordinato ed efficace per i cittadini, soggetti istituzionali e non, pubblici e privati". (http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/documentazione/pdz/PdZ_FAQ/Tutte_le_faq.htm) La sostanza è che mentre prima ogni Comune faceva quel che poteva e come poteva, adesso più centri si uniscono e coordinano insieme le politiche sociali. Queste ultime, in base alla legge 328/2000 prevedono il diritto dei cittadini a partecipare con suggerimenti e proposte al welfare locale.
Rossano D'Antonio (3 ottobre 2005) * Da Collage (San Salvo), agosto 1980, intervista di Giovanni Artese |