L'approfondimento

 

Costa Verde:
l'occasione mancata da trentacinque anni

 

La storia della marina di Montenero contempla tutti gli ingredienti per mettere su un racconto di: politica inefficace, enti sovradimensionati rispetto alla realtà territoriale, popolazione che ha trascurato l'importanza della risorsa posseduta, continuando a farsi propinare la favoletta dell’agricoltura quale mezzo di sviluppo economico.
E’ una storia di incredibili e continui errori, dentro e fuori Montenero, dentro e fuori (da sottolineare il plurale) i Palazzi del potere. E’ una storia che ha trentacinque anni. Troppi.
La Costa Verde non si è sviluppata perché non l’hanno mai voluto. E con questo si intendono tutti i soggetti menzionati finora, ma una responsabilità particolare – se non altro per il singolare impegno in negativo profuso – è della Regione Molise.
Piani attuativi e paesistici (anni Ottanta), e altre sigle burocratiche da sempre si trasformano (solo) per la marina di Montenero in blocco di qualunque attività. Ultima sigla, in ordine di tempo e singolarità della vicenda, sono i Siti di importanza comunitaria. Ma torniamo agli inizi.

Occorre fare attenzione ad un aspetto prima di proseguire. Non stiamo parlando di finanziamenti regionali, ma di libere attività imprenditoriali che si sono viste negare negli anni la possibilità di investire propri fondi. Per dirla in maniera più semplice, chi voleva costruire un albergo o uno stabilimento balneare non otteneva le autorizzazioni. Queste il Comune non poteva rilasciarle senza il beneplacito della Regione. Il problema, o meglio il mancato sviluppo costiero, parte allora dal 1970: dalla istituzione della Regione Molise.
Se l’arco di tempo considerato è così ampio, si evince che la responsabilità politica non ha un solo colore. E allora è il caso di parlare in maniera più franca. La Democrazia cristiana, locale e regionale, non riuscì a fare nulla (a Montenero) e a non far fare nulla (Regione). Non fanno testo impianti fognari e qualche punto di illuminazione pubblica. Erano ordinaria amministrazione, atti dovuti, poiché già vi abitava e lavorava gente. Rimase lo scoglio principale: si ostacolò la volontà degli imprenditori, forse più spietati e affaristi dei politici, ma anche più veloci ed efficaci. Sicuramente precursori e non seguaci, passivamente ed in ritardo, dell’opinione pubblica.
L’ingresso in amministrazione del Partito comunista (e del Pds poi) non cambiò nulla, se non che al mancato sviluppo si aggiunsero irrealizzati sogni ambientalisti. Ma non va dimenticato che proprio le forze di centrosinistra sono riuscite, dal 1997, a ribaltare il trend negativo e far partire lo sviluppo costiero a Montenero. Si può discutere sull’importanza avuta dall’innesto di forze centriste, accanto a quelle di sinistra. Si può pensare che senza i partiti moderati gli eredi della cultura anti-liberista non sarebbero andati lontano. Probabile. Ma al tempo stesso è certo che la svolta, alla marina di Montenero, è arrivata alla fine degli anni Novanta con forze di centro e di sinistra in amministrazione comunale.
I risultati si sono visti poco dopo l’approvazione del Piano regolatore (iniziato dalla Dc nel remoto 1983, tanto per essere precisi). Residence, villette ed altro hanno cominciato a cambiare volto alla zona costiera. Dopo il 2000 si è cominciato a sperare che davvero fosse mutato il vento definitivamente, che si fossero superati problemi, di stampo politico e burocratico, che martoriavano Montenero da trenta anni.

Cronistoria essenziale

 

1962: affidato l’incarico per il Piano di fabbricazione alla marina. E’ concessa la prima autorizzazione per una struttura ricettiva.
1972: si parla per la prima volta di Piano particolareggiato.
1976: stipulata una convenzione con un ingegnere per il Piano particolareggiato, dalla Regione arrivano le prime osservazioni.
1977: il Piano particolareggiato è pronto.
1984: arriva la legge Galasso, che impone i vincoli paesistici. La Regione è impreparata e non dà indicazioni sul rispetto delle normative. Inizia il blocco totale.
1987: è l’anno del Galaxy One, un grosso progetto di infrastrutture e centro fieristico permanente. Non se ne fa nulla e si rischia la caduta amministrativa.
1992-1995: i sindaci che si susseguono hanno a che fare tutti con lo stesso problema, i Piani paesistici. Tutti chiedono alla Regione che si risolva questo problema. Invano.
1997: arriva la variante al Piano regolatore generale, in cui è pianificato lo sviluppo costiero.
2004: il Comune scopre che la marina è Sic, il che va in aperto contrasto con il Piano regolatore.

Poi è arrivata una sigla a far capire che probabilmente non è cambiato proprio nulla: Sic. La materia dei Siti di importanza comunitaria è già stata trattata su giornali e siti internet. Per capire il tema, l’invito è di seguire i link e leggere altre pubblicazioni disponibili su Montenero On Line.
Basti ricordare che ogni iniziativa, e non solo alla marina ahinoi, batte il muso su quella sigla dal 2004. L’inversione di tendenza e lo sviluppo da allora sono fermi.
Resta la madre non tanto di tutti i problemi, ma di tutte le domande: perché la Regione Molise da trentacinque anni non riesce a far uscire dall’impasse la marina di Montenero? A chi ha giovato non aver trovato una soluzione, magari imitando il modello romagnolo, dove lo sviluppo si estende con continuità attraverso più comuni? E ancora: perché come sempre basta guardare un centimetro più a nord, in Abruzzo, per capire di non essere riusciti nemmeno nell'emulazione di esempi già funzionanti?
 

Rossano D'Antonio
11 dicembre 2005

 

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