L'approfondimento 

 

SERVE DAVVERO UNA TERZA PROVINCIA IN MOLISE?

per Massa è una follia estiva
altri ci credono sul serio

e organizzano convegni

di Rossano D'Antonio


Ne parlano con crescente insistenza. Manca ancora un appoggio generale, ma c'è già una chiamata di correo per la terza Provincia in Molise. Quella che dovrebbe comprendere il Basso Molise, con capoluoghi Termoli-Larino.
La forza economica dell'area unita alla cittadina che ha più storia, secondo i promotori. Fra questi spiccano i consiglieri regionali Pino Gallo e Giovanni Di Stasi. Le motivazioni del progetto parlano di snellimento della burocrazia, revisione di un assetto istituzionale che ha quaranta anni ecc.
Serve davvero una terza Provincia in Molise?
La  Termoli-Larino si collocherebbe in graduatoria assieme alle più piccole d'Italia, Isernia e Aosta. Ma inevitabilmente anche la Provincia di Campobasso, orfana di metà territorio, andrebbe ad accrescere la lista delle istituzioni bonsai, quelle con meno o poco più di centomila anime.
Le 103 Province italiane contano complessivamente 57.888.245 abitanti. La media per ogni ente è quindi di 562mila amministrati, quattro-cinque volte l'ipotizzata Termoli-Larino.
La più popolosa è Milano, con 3.775.765 abitanti, mentre la più piccola è, tanto per cambiare, molisana: Isernia che si ferma a quota 89.955. La cugina Campobasso ne ha oggi 231.742.
E per avere un raffronto geograficamente e culturalmente più vicino, consideriamo l'Abruzzo. Per una popolazione complessiva di 1.285.896, si hanno quattro Province: Pescara (305.725), Chieti (384.398), L'Aquila (302.256), Teramo (293.517).

Finora le opinioni sentite sui media regionali riguardano perlopiù rappresentanti politici. A parte quanti sono fautori e favorevoli, gli altri sembrano preferire rimanere alla finestra. Ma un'eccezione va fatta, e precisamente per Augusto Massa. Il presidente della Provincia di Campobasso ha parlato di "follia estiva" e di regione dove "in ogni famiglia c'è già un amministratore". Sono dichiarazioni rese durante la festa de L'Unità qui a Montenero (5 agosto 2005). Massa, inoltre, ha messo in serio dubbio la necessità di avere due Province (le attuali) in Molise. Più chiaro di così.
Per il resto il mondo politico regionale non è insorto. Pensano che la "cosa" scemerà da sé, o sotto sotto non sono contrari e preferiscono tenersi in disparte nell'attesa?
Se davvero un altro ente avvicinerebbe le istituzioni ai cittadini bassomolisani, è dimostrabile solo con il tempo e sperimentando il progetto. Peccato che questa sperimentazione comporti stipendi, indennità ai nuovi politici, sedi, edifici ecc.
E peccato che, trattandosi di ente pubblico, non sarebbe nemmeno immaginabile di poter tornare sui propri passi e "chiuderlo"  una volta verificata l'inutilità.
Serve davvero la terza Provincia in Molise?

(26 agosto 2005)

Nota: i dati sono ricavati dall'Istituto nazionale di statistica (Istat) e sono riferiti al 1 gennaio 2004.


 


COSTA VERDE:
QUALE FUTURO?

Non sarà un clone di San Salvo ma...

 

di Rossano D’Antonio

Su Il Quotidiano del Molise del 30 luglio il porto turistico di Montenero è definito “grande sorpresa”. Si parla della visita in regione di 28 skipper, approdati a Termoli giovedì per visitare i paesi adriatici sfiorati dalla Regata adriatica. Paolo Dal Buono, vicepresidente nazionale di Assonautica, ha definito il porto “struttura che non inquina e favorisce notevolmente il turismo”. Scendendo nei particolari, Dal Buono ha aggiunto: “Secondo noi a Montenero ci sono tutte le prerogative per creare un bel porto, quello che potrebbe essere il terzo porto del Molise”.
Ma qual è il futuro della Costa Verde? Turismo d’élite, stabilimenti a più non posso, una foce del Trigno protetta o cos’altro?
Il porto turistico di Montenero è ancora un progetto. Ma è nelle fasi finali e l’inizio dei lavori è stato annunciato per ottobre. A quanto pare la cordata di investitori era già pronta per iniziare a febbraio, come sostenuto dagli amministratori comunali, ma hanno preferito aspettare.
Se i tempi saranno rispettati, fra poco più di un anno e mezzo alla marina di Montenero sorgerà la struttura. Ospiterà 400 posti barca, le cui dimensioni varieranno dai 7,5 ai 15 metri. Avrà servizi a terra, uffici, officine ecc. e si prevede integrato con altre strutture ricettive.
Come qualsiasi altro argomento, anche il porticciolo di Montenero trova sostenitori e detrattori. Turismo d’élite che soffocherà la spiaggia libera o trampolino di lancio per un vero sviluppo della marina dopo più che trentennale attesa? Questo il dilemma.

Problemi vecchi e nuovi
Parlando della marina di Montenero non si può prescindere da un dato di fatto, che arriva da lontano. La costa molisana è affetta dall’erosione. Dagli anni Cinquanta il fenomeno è attivo. Nel 1997, ad esempio, è stata abbattuta una costruzione, ridotta a rudere, i cui pilastri erano ormai in mare. A meno che non si voglia credere che il proprietario fosse inverosimilmente sprovveduto, la deduzione è fin troppo logica: quando ha iniziato la costruzione il mare era più in là.
Dall’inizio degli anni 2000 i frangiflutti stanno arginando l’erosione e tutti oggi vedono come la Costa Verde sia ridiventata praticabile; oltre al fatto che sono sparite le fastidiose pietre almeno sul tratto di spiaggia più frequentato (in prossimità della prima strada di penetrazione).
Oltre ai problemi naturali, ce ne sono ancora di natura burocratica e politica: i famigerati Sic. Perché il mare di Montenero è Sito d’importanza comunitaria. Ne consegue che lo sviluppo turistico non è bloccato tout court, poiché Sic non significa Parco nazionale. Ma in Molise manca la normativa specifica sui Sic, dalla quale dipendono due fattori essenziali:
1. L’individuazione dell’area realmente da tutelare. Secondo un’analisi ragionevole si ridurrebbe alla sola foce del Trigno, poiché sembra assurdo che rientrino in area protetta costruzioni presenti da decenni, come di fatto è adesso in assenza di atti istituzionali e studi di approfondimento.
2. Lo sviluppo turistico in armonia con le vigenti leggi, con il Piano regolatore varato tre anni fa dal Comune, con la stessa area proposta quale Sito d’importanza comunitaria ecc.

E’ possibile far convivere pacificamente tutela del territorio (della foce) e far diventare la marina di Montenero una risorsa anche e soprattutto economica?
La risposta è senz’altro sì. Se non altro perché se si smettesse di crederci proprio adesso, non si farebbe altro che ripetere quanto già visto, in particolare dopo i primi anni Ottanta. Disinteresse dei monteneresi, dai cittadini all’amministrazione, sfiducia, scollamento sociale fra due territori appartenenti allo stesso comune. Questa è una storia nota, degna di approfondimento in altra sede: i monteneresi non credono più nella Costa Verde da un pezzo.
Oggi è troppo facile dire che mancano le strade, che non c’è un lungomare, che non ci sono gelaterie... E’ troppo facile perché il paragone con la confinante San Salvo non regge.
Ma sarebbe riduttivo anche spegnere la memoria e dimenticare che la stessa San Salvo, fino a non troppi anni fa, aveva un bellissimo lungomare che la sera era deserto. Ergo: sono arrivate prima le strade e la pianificazione, poi i negozi e la folla.
Anche Montenero ha una pianificazione della marina, ma non lo sa nessuno. Qui una certa responsabilità, per non dire quasi totalmente, l’hanno gli amministratori. Il tallone d’Achille della scarsa comunicazione, dell’incapacità di far conoscere le iniziative e soprattutto i progetti a lunga scadenza, è una costante dei nostri politici. Prima che arrivassero i Sic (2004) erano riusciti a sbloccare la marina dopo trenta anni di ostruzionismo regionale. Ma non sono riusciti a farlo capire ai monteneresi. I quali, per altro, non è che abbiano molta voglia di comprenderlo di propria volontà.

Non sarà una San Salvo marina 2
Probabilmente la Costa Verde non diventerà un clone di San Salvo, ci sono troppe differenze. Prima di tutto non ci sono costruzioni ciclopiche, le quali se da un lato sono anacronistiche e considerate scempi edilizi, dall’altro portano una concentrazione demografica che si traduce in folla. E quindi spesa.
A Montenero problemi come l’erosione e l’allagamento invernale della terraferma (solo nella zona a sud del fiume Trigno), rendono difficile prospettare un lungomare di cinque chilometri. Si aggiunga che, per l’erosione e per la pianificazione “leggera” di molti anni fa, ci sono oggi costruzioni vicinissime al mare.
Ma il turismo è solo lungomare e stabilimenti infiniti?
Se vogliamo che quella zona diventi una risorsa economica, nonché bella e tutelata nelle sue peculiarità paesaggistiche ed ambientali, la risposta deve essere no. Un no secco che significa continuare a credere nella Costa Verde, a risolverne i problemi ed a pianificarne lo sviluppo e le infrastrutture.
Non ci saranno trenta stabilimenti, ma chi vuole un camping, un posto barca, fotografare gli uccelli alla foce del fiume, passare una settimana in villaggio, prendere in affitto una comoda casetta a due piani anziché un condominio che ne ha cinque ecc. può scegliere la marina di Montenero. E potrà farlo ancora di più se continuerà l’opera che è appena all’inizio: costruire, incamerare imposte e tasse, reinvestire in infrastrutture pubbliche e valorizzazione delle risorse naturali.
Già, le risorse naturali. Come si può pensare di spendere soldi per proteggere un fiume, un bosco o qualsiasi altra bellezza naturale se non s’incassa?
Questione di entrate ed uscite, San Salvo docet. La città abruzzese poté trasformare la sua marina grazie all’incontenibile sviluppo industriale, in parole più semplici con l’enorme quantità di denaro incassato dal Comune con le industrie.
Montenero non ha questa possibilità. Forse avrà costruzioni meno selvagge, ma il processo di urbanizzazione sarà più lento.

Riscoprire la Costa Verde
Prima di accogliere con la puzza sotto il naso qualunque investimento in quella zona (porto e non), prima di continuare a ripetere ovvietà arcinote sulla mancanza di strade (senza conoscere le pianificazioni in corso), prima di ripetere ossessivamente che ci sono case in riva al mare (ignorando che nessuno le potrà mai far abbattere), forse sarebbe il caso di ricordare – tutti - che la Costa Verde è di Montenero.
Solo allora, e purché la si voglia conoscere un po’ meglio, si potrà contribuire a farle avere un futuro migliore.

(31 luglio 2005)