Su Il Quotidiano del Molise del 30 luglio il porto
turistico di Montenero è definito grande sorpresa. Si parla della visita in
regione di 28 skipper, approdati a Termoli giovedì per visitare i paesi adriatici
sfiorati dalla Regata adriatica. Paolo Dal Buono, vicepresidente nazionale di Assonautica,
ha definito il porto struttura che non inquina
e favorisce notevolmente il turismo. Scendendo nei particolari, Dal Buono ha
aggiunto: Secondo noi a Montenero ci sono
tutte le prerogative per creare un bel porto, quello che potrebbe essere il terzo porto
del Molise.
Ma qual è il futuro della Costa Verde? Turismo délite,
stabilimenti a più non posso, una foce del Trigno protetta o cosaltro?
Il porto turistico di Montenero è ancora un progetto. Ma è nelle fasi finali e
linizio dei lavori è stato annunciato per ottobre. A quanto pare la cordata di
investitori era già pronta per iniziare a febbraio, come sostenuto dagli amministratori
comunali, ma hanno preferito aspettare.
Se i tempi saranno rispettati, fra poco più di un anno e mezzo alla marina di
Montenero sorgerà la struttura. Ospiterà 400 posti barca, le cui dimensioni varieranno
dai 7,5 ai 15 metri. Avrà servizi a terra, uffici, officine ecc. e si prevede integrato
con altre strutture ricettive.
Come qualsiasi altro argomento, anche il porticciolo di Montenero trova sostenitori
e detrattori. Turismo délite che soffocherà la spiaggia libera o trampolino di
lancio per un vero sviluppo della marina dopo più che trentennale attesa? Questo il
dilemma.
Problemi vecchi e nuovi
Parlando della marina di Montenero non si può prescindere da un dato di fatto, che
arriva da lontano. La costa molisana è affetta dallerosione. Dagli anni Cinquanta
il fenomeno è attivo. Nel 1997, ad esempio, è stata abbattuta una costruzione, ridotta a
rudere, i cui pilastri erano ormai in mare. A meno che non si voglia credere che il
proprietario fosse inverosimilmente sprovveduto, la deduzione è fin troppo logica: quando
ha iniziato la costruzione il mare era più in là.
Dallinizio degli anni 2000 i frangiflutti stanno arginando lerosione e
tutti oggi vedono come la Costa Verde sia ridiventata praticabile; oltre al fatto che sono
sparite le fastidiose pietre almeno sul tratto di spiaggia più frequentato (in
prossimità della prima strada di penetrazione).
Oltre ai problemi naturali, ce ne sono ancora di natura burocratica e politica: i
famigerati Sic. Perché il mare di Montenero è Sito dimportanza comunitaria. Ne
consegue che lo sviluppo turistico non è bloccato tout court, poiché Sic non
significa Parco nazionale. Ma in Molise manca la normativa specifica sui Sic, dalla quale
dipendono due fattori essenziali:
1. Lindividuazione dellarea realmente da tutelare. Secondo
unanalisi ragionevole si ridurrebbe alla sola foce del Trigno, poiché sembra
assurdo che rientrino in area protetta costruzioni presenti da decenni, come di fatto è
adesso in assenza di atti istituzionali e studi di approfondimento.
2. Lo sviluppo turistico in armonia con le vigenti leggi, con il Piano regolatore
varato tre anni fa dal Comune, con la stessa area proposta quale Sito dimportanza
comunitaria ecc.
E possibile far convivere
pacificamente tutela del territorio (della foce) e far diventare la marina di Montenero
una risorsa anche e soprattutto economica?
La risposta è senzaltro sì. Se non altro perché se si smettesse di
crederci proprio adesso, non si farebbe altro che ripetere quanto già visto, in
particolare dopo i primi anni Ottanta. Disinteresse dei monteneresi, dai cittadini
allamministrazione, sfiducia, scollamento sociale fra due territori appartenenti
allo stesso comune. Questa è una storia nota, degna di approfondimento in altra sede: i
monteneresi non credono più nella Costa Verde da un pezzo.
Oggi è troppo facile dire che mancano le strade, che non cè un
lungomare, che non ci sono gelaterie... E troppo facile perché il paragone
con la confinante San Salvo non regge.
Ma sarebbe riduttivo anche spegnere la memoria e dimenticare che la stessa San
Salvo, fino a non troppi anni fa, aveva un bellissimo lungomare che la sera era deserto. Ergo: sono arrivate prima le strade e la
pianificazione, poi i negozi e la folla.
Anche Montenero ha una pianificazione della marina, ma non lo sa
nessuno. Qui una certa responsabilità, per non dire quasi totalmente, lhanno gli
amministratori. Il tallone dAchille della scarsa comunicazione,
dellincapacità di far conoscere le iniziative e soprattutto i progetti a lunga
scadenza, è una costante dei nostri politici. Prima che arrivassero i Sic (2004) erano
riusciti a sbloccare la marina dopo trenta anni di ostruzionismo regionale. Ma non sono
riusciti a farlo capire ai monteneresi. I quali, per altro, non è che abbiano molta
voglia di comprenderlo di propria volontà.
Non sarà una San Salvo marina 2
Probabilmente la Costa Verde non diventerà un clone di San Salvo, ci sono troppe
differenze. Prima di tutto non ci sono costruzioni ciclopiche, le quali se da un lato sono
anacronistiche e considerate scempi edilizi, dallaltro portano una concentrazione
demografica che si traduce in folla. E quindi spesa.
A Montenero problemi come lerosione e lallagamento invernale della
terraferma (solo nella zona a sud del fiume Trigno), rendono difficile prospettare un
lungomare di cinque chilometri. Si aggiunga che, per lerosione e per la
pianificazione leggera di molti anni fa, ci sono oggi costruzioni vicinissime
al mare.
Ma il turismo è solo lungomare e stabilimenti infiniti?
Se vogliamo che quella zona diventi una risorsa economica, nonché bella e tutelata
nelle sue peculiarità paesaggistiche ed ambientali, la risposta deve essere no. Un no
secco che significa continuare a credere nella Costa Verde, a risolverne i problemi ed a
pianificarne lo sviluppo e le infrastrutture.
Non ci saranno trenta stabilimenti, ma chi vuole un camping, un posto barca,
fotografare gli uccelli alla foce del fiume, passare una settimana in villaggio, prendere
in affitto una comoda casetta a due piani anziché un condominio che ne ha cinque ecc.
può scegliere la marina di Montenero. E potrà farlo ancora di più se continuerà
lopera che è appena allinizio: costruire, incamerare imposte e tasse,
reinvestire in infrastrutture pubbliche e valorizzazione delle risorse naturali.
Già, le risorse naturali. Come si può pensare di spendere soldi per
proteggere un fiume, un bosco o qualsiasi altra bellezza naturale se non sincassa?
Questione di entrate ed uscite, San Salvo docet. La città abruzzese poté
trasformare la sua marina grazie allincontenibile sviluppo industriale, in parole
più semplici con lenorme quantità di denaro incassato dal Comune con le industrie.
Montenero non ha questa possibilità. Forse avrà costruzioni meno selvagge, ma il
processo di urbanizzazione sarà più lento.
Riscoprire la Costa Verde
Prima di accogliere con la puzza sotto il naso qualunque investimento in quella
zona (porto e non), prima di continuare a ripetere ovvietà arcinote sulla mancanza di
strade (senza conoscere le pianificazioni in corso), prima di ripetere ossessivamente che
ci sono case in riva al mare (ignorando che nessuno le potrà mai far abbattere), forse
sarebbe il caso di ricordare tutti - che la Costa Verde è di Montenero.
Solo allora, e purché la si voglia conoscere un po meglio, si potrà
contribuire a farle avere un futuro migliore.
(31 luglio 2005) |