In questa pagina sono pubblicati alcuni degli articoli scritti da Rossano D'Antonio
per la testata giornalistica Il Quotidiano del Molise

 

 

Indice generale news

ARTICOLI DI SETTEMBRE 2007

L’opera è dedicata alla cooperativa eurortofrutticola

Storia e agricoltura nell’ultimo lavoro di Artese

 


“La valle del Trigno e la Cooperativa Euro-ortofrutticola del Trigno”, è il titolo dell’ultimo libro di Giovanni Artese (322 pagine, Botolini). Lo storico ed insegnante di San Salvo dedica il volume ad un’area sulla quale “in genere si è scritto poco – si legge nella quarta di copertina -, forse perché storicamente è stata spesso una terra di confine”.

 L’autore parte non solo dalla storia antica, ma anche dall’analisi dell’evoluzione geologica e morfologica di una vasta area, che comprende i centri molisani ed abruzzesi che si affacciano sul fiume che divide le due regioni. Per arrivare infine al fulcro dell’opera: “evidenziare, all’interno del processo storico, le tematiche ecologiche e relative al settore primario”. E’ quindi sull’agricoltura che Artese focalizza principalmente l’attenzione, ed ancora più nello specifico sulla Cooperativa Euro-ortofrutticola di San Salvo, realtà economica più che consolidata ed alla quale fanno riferimento tutti i centri limitrofi, anche molisani. “L’analisi condotta – scrive l’autore – rivela l’importanza del comparto primario non soltanto nella storia meno recente, ma anche in quella degli ultimi cinquant’anni”. Che poi sono quelli in cui gli agricoltori si sono via via organizzati in cooperative fino a creare la più grande, l’Euro-ortofrutticola appunto.
Il libro diventa così l’analisi storica, economica ed ambientale di più comuni messi insieme, come a formare un’unica realtà che nella cooperativa sansalvese trova piena realizzazione. Molto nutrite le diverse sezioni fotografiche, inserite in maniera tematica alla fine di ogni capitolo e spazianti dalle panoramiche dei paesi a particolari come reperti archeologici, chiese e soprattutto riprese nei campi di altri tempi, in Molise ed in Abruzzo.
L’ultima fatica letteraria di Giovanni Artese arriva dopo lavori come “La guerra in Abruzzo e Molise” (3 volumi, 1993-98), una monumentale e particolareggiata ricostruzione degli eventi bellici, “Storia di San Salvo dalle origini al 1994 (1997) e “Guida storico-artistica di San Salvo e dintorni” (2003). Il libro uscito da pochi giorni sarà a breve presentato ufficialmente in una cerimonia che si terrà nella sede della cooperativa Euro-ortofrutticola. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 29 settembre 2007

 

 

Scoppia una gomma
Paura sul pulmann diretto alla Sevel

 

MONTENERO DI BISACCIA. Torna a far parlare di sé l’autobus della linea Montenero-Val di Sangro e stavolta si tratta di una tragedia sfiorata. Ieri pomeriggio, come di consueto, il mezzo stava tornando dalla zona industriale abruzzese per riportare a casa gli operai monteneresi della Sevel. Intorno alle 14.50 l’autobus era appena uscito dall’autostrada A 14 ed aveva imboccato il cavalcavia per la Trignina, quando all’improvviso si è udito un forte botto.


Il rivestimento interno dell'autobus
deformato dallo scoppio

I passeggeri appisolati, data la lunghezza del viaggio, si sono svegliati di soprassalto e subito dopo si è sollevata una nube di polvere all’interno del mezzo. Grazie alla perizia dell’autista ed alla limitata velocità essendo su rampa di accesso, l’autobus si è fermato dopo pochi metri ed ha sbandato pochissimo. Ma poteva andare molto peggio se solo fosse accaduto qualche centinaio di metri prima, quando la comitiva era ancora in autostrada a velocità più sostenuta.
Non appena sono scesi, infatti, autista ed operai hanno scoperto che era scoppiato un pneumatico, quello posteriore gemellato interno. La pressione della gomma, 8 bar, ha divelto il rivestimento interno dell’autobus, che dopo lo scoppio si è sollevato di una decina di centimetri. Tant’è che il passeggero seduto proprio sopra il vano della ruota accusava un dolore alla caviglia e si è recato in ospedale per gli accertamenti del caso. Secondo alcune testimonianze il vano ruota era molto arrugginito, da qui il suo cedimento ed il propagarsi dell’esplosione nell’abitacolo.
Per questo gli operai monteneresi della Sevel tornano a puntare l’indice sui mezzi sempre più fatiscenti che mette loro a disposizione la Larivera, società che si occupa della tratta Montenero-Val di Sangro. In tal senso si ricordano già altri disagi o episodi di malfunzionamento dell’autobus in questione. Ad esempio nel settembre 2005 andò in panne in autostrada e si dovette aspettare un mezzo sostitutivo; o ancora, nel giugno di un anno fa, gli operai hanno bloccato il pulmann quando si sono accorti che per l’ennesimo giorno una ventina di loro avrebbe dovuto farsi il viaggio in piedi, ben settanta chilometri. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 25 settembre 2007

Altri articoli sulla linea Montenero-Val di Sangro:
Arriva già pieno, i pendolari bloccano il bus (21/06/2006)
Guasto al pulmann, operai Sevel a piedi (23/09/2005)

 

 

L'assessore Benedetto illustra il conto consuntivo del 2006

Bilancio, "Più servizi senza aumentare le tasse"

 

MONTENERO DI BISACCIA. “Un Bilancio sicuramente positivo”. Commenta così Donato Benedetto il conto consuntivo 2006, approvato lunedì in Consiglio comunale. L’argomento era inizialmente passato in secondo piano, essendo stato discusso nella stessa sede la chiusura dell’Iperstanda. Perciò il vice sindaco e assessore torna sull’argomento, spiega alcuni dettagli, risponde alle accuse della minoranza e ad altre domande.


Donato Benedetto

“Abbiamo migliorato diversi servizi, specie verso le fasce più deboli, senza aumentare la pressione fiscale – spiega Benedetto -. Il 2006 è stato programmato per arrivare ad avere quest’anno i fondi necessari per diverse opere pubbliche, che adesso stanno vedendo la luce o inizieranno a breve. Ad esempio il centro multimediale al 2° piano del mercato coperto, le fogne nelle vie Alessandrini e Turati, la passeggiata al mare ecc.”.
La minoranza parlava di errori nella cifra dell’avanzo di amministrazione, dove voi indicavate 600mila euro e loro poco più di cento.
”Credo sia stato un errore di lettura dei dati, perché quella cifra si riferisce all’aumento di avanzo per quest’anno, circa 100mila euro, che porta l’attivo complessivo a circa 600mila euro”.
Assessore, nel Bilancio quanto influisce l’autovelox che avete installato sulla Statale 16?
“Circa 200mila euro lordi”.
E cosa accadrebbe se non ci fosse?
“Ne risentirebbe la viabilità, poiché le somme conseguite con l’autovelox le abbiamo utilizzate per migliorare la viabilità lungo tutta la rete comunale (strade interpoderali n.d.r.)”.
Quindi, più che per controllare la velocità, è uno strumento per fare cassa?
“Assolutamente no, anche se questa è la percezione. Posso dire che nel tratto dove c’è l’autovelox gli incidenti si sono pressoché azzerati”.
Se non è merito dell’autovelox, come si spiega l’aumento delle entrate per il Comune?
“Si spiega in gran misura con l’aumento degli immobili, e quindi della base imponibile per l’Ici, con l’accertamento del sommerso, nuove lottizzazioni e quindi la cosiddetta Bucalossi. Ma abbiamo anche ridotto le spese – continua Benedetto -, ad esempio dando alcuni servizi in gestione, oltre a razionalizzare le risorse umane e migliorare i servizi”. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 25 settembre 2007


 

Ai 5 dipendenti assunti con l'apprendistato è stato offerto il trasferimento in altre sedi

Chiusa l'Iperstanda, un anno di Cig

E' il risultato dell'accordo raggiunto ieri all'assessorato regionale al Lavoro
 

MONTENERO DI BISACCIA. Un anno di cassa integrazione per 47 dipendenti dell’Iperstanda, mentre gli apprendisti potranno lavorare in altre sedi della stessa azienda. Questo il risultato raggiunto nel vertice che ieri si è tenuto a Campobasso, presso l’assessorato regionale al Lavoro, al quale hanno partecipato anche azienda, parti sociali e sindacati.
L’ipermercato, situato all’interno del centro commerciale Costaverde, ha chiuso il 15 settembre e molta preoccupazione destava la sorte delle 52 persone che vi lavoravano. L’intesa raggiunta, condivisa da tutte le parti in causa, permetterà ai dipendenti di usufruire per un anno della cassa integrazione, mentre a cinque giovani assunti con la formula dell’apprendistato l’Iperstanda ha offerto di poter continuare a lavorare presso altre sedi. “Non si poteva fare diversamente per la tutela dei lavoratori” il commento dell’assessore regionale al Lavoro Angela Fusco Perrella, che al tempo stesso spiega come non sia stato possibile includervi per ragioni di normativa anche gli apprendisti.
Intanto si attende che qualche altro ipermercato prenda il posto dell’Iperstanda all’interno del Costaverde. Secondo quanto affermato dal sindaco di Montenero Giuseppe D’Ascenzo, già vi sarebbe un sostituto, il cui nome per ragioni di marketing la direzione del centro ancora non potrebbe rivelare. L’amministrazione comunale ha anche espressamente chiesto che il nuovo ipermercato riassuma tutti i dipendenti licenziati dall’Iperstanda. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 22 settembre 2007

Sullo stesso tema:
In Consiglio gli errori dell'Iperstanda (R. D'Antonio 19/09/2007)
Iperstanda, cassa integrazione al via (R. D'Antonio 15/09/2007)

Nessun odg sull'Iperstanda - Natalini: tutto il mio impegno per l'Iperstanda (R. D'Antonio 13/09/2007)
Chiude Iperstanda, impegno di Molise civile per i dipendenti (da Primonumero, 06/09/2007)
L'Iperstanda in crisi chiude (R. D'Antonio, 05/09/2007)


 

Il passaggio davanti all'edificio è ostruito dalle auto di altri genitori indifferenti

Impresa immane per entrare a scuola

La mamma di una bimba disabile, alunna della quinta Elementare, denuncia i disagi
 

MONTENERO DI BISACCIA. L’indifferenza generale le toglie anche il diritto di portare sua figlia a scuola senza costringerla ad una fatica immane, che nel suo stato la piccola non può sopportare. Perché spesso non è lasciato libero il passaggio e con la macchina non può arrivare davanti all’edificio negli orari di entrata ed uscita da scuola.
M.D.C. è la mamma di una bimba disabile che ha appena iniziato la classe quinta alle scuole Elementari di piazza della Libertà. Il suo racconto è un misto di commozione e rabbia. La sua bambina ha serie difficoltà nella deambulazione, tant’è che può percorrere a piedi solo pochi metri, purché accompagnata. Mentre per tragitti più lunghi è costretta su una carrozzina. Ogni mattina la mamma porta la piccola a scuola e la va a riprendere all’una. Operazioni per le


La strada davanti alle scuole
Elementari di piazza della Libertà

quali è necessario arrivare con l’auto fin davanti l’ingresso della scuola, dove fa scendere la bambina e l’accompagna in classe. La strada davanti all’edificio è chiusa al traffico, limitatamente agli orari di entrata ed uscita da scuola, ma M.D.C. sposta la transenna e vi passa per far arrivare la bimba il più vicino possibile al cancello della scuola. Ed è qui che nasce l’indifferenza che fa montare la rabbia. Perché spesso “altri genitori – riferisce la signora - parcheggiano proprio all’imbocco di quella strada e non mi è possibile passare”. A quel punto non le resta che far scendere più lontano la bambina e, con grandissime difficoltà, accompagnarla con l’aiuto di qualche volontario fino a scuola.
“Sono cinque anni che va avanti questa storia, non ce la faccio più – le sue parole -, sono stanca di umiliarmi per un diritto di mia figlia”. Che poi è quello di entrare insieme ai compagni di classe a scuola: “Chiedo solo che lascino libero il passaggio – continua la signora – negli orari di entrata ed uscita, perché mia figlia vuole entrare insieme agli altri bambini”. La voce si fa quasi rotta quando conclude raccontando che alla scena c’è chi assiste passivamente, magari voltando lo sguardo da un’altra parte mentre la propria auto sosta all’imbocco della strada, impedendole di accompagnare la figlia davanti all’ingresso della scuola. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 21 settembre 2007


 

Il circolo attacca: "Il consigliere Sticca è incompatibile"

Prc di Palata: "Illegittima la seduta della Comunità montana"
 

PALATA. “Quotidianamente il ministro Di Pietro dà lezioni di legalità, moralità e coerenza a tutto l'arco politico italiano. Peccato che questa lezione non venga recepita dai suoi rappresentanti locali”. Inizia con queste parole il comunicato stampa del Circolo locale di Rifondazione comunista. Prendendo spunto dall’ultimo Consiglio della Comunità montana, che ha sede proprio a Palata, il Prc punta l’indice sulla riunione di martedì sera, definita illegittima poiché “Alfonso Sticca (rappresentante del Comune di Castelmauro n.d.r) è incompatibile con la carica di consigliere, così come riportato dal parere del segretario capo” dell’ente. Dopo la dichiarazione di Giulio Minchillo “tutta l'opposizione dell'Unione ha abbandonato l'aula”, ma la seduta si è svolta regolarmente perché il numero legale è stato mantenuto grazie ad Antonino D’Antonio, consigliere all’ente ed esponente montenerese dell’Idv. Per questo il Prc palatese si chiede: “L'Italia dei valori da che parte sta? La posizione di D'Antonio è personale oppure rappresenta interamente l'Italia dei valori?”.
Difficile non ricollegare il fatto con quanto avvenuto ad aprile all’ente montano. Dopo mesi di stallo senza maggioranza, Antonino D’Antonio aveva raggiunto un accordo con i quindici consiglieri vicini al centrodestra e stava per essere eletto presidente. Il fatto fece insorgere tutto il centrosinistra, che minacciò di farlo decadere da consigliere presso la Montana, ed a quel punto l’esponente Idv faceva marcia indietro. Al suo posto diventava presidente sempre un montenerese, il forzista Nicola Travaglini. Al quale, sembrerebbe, D’Antonio non ha saputo dire di no martedì sera, nonostante il suo nome non fosse all’epoca fra i sedici che lo appoggiarono per l’elezione. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 21 settembre 2007


Nicola Travaglini


Antonino D'Antonio


Sullo stesso tema:
La replica di D'Antonio (22/09/2007)
Gli articoli sull'elezione del presidente alla Comunità montana (aprile 2007)

 

Il sindaco ha rassicurato sulla sorte dei dipendenti che saranno riassorbiti dalla nuova azienda

Il Consiglio gli errori dell'Iperstanda

Nell'assise si è fatto il punto della situazione sulla chiusura dell'ipermercato
 

MONTENERO DI BISACCIA. L’ordine del giorno sulla chiusura dell’Iperstanda, suggerito dalla minoranza, alla fine arriva. Inserito all’ultimo momento, ma discusso per primo nel Consiglio comunale di lunedì sera. Si celebra un requiem: l’ipermercato ha chiuso due giorni prima e lasciato senza lavoro 52 dipendenti. Ma al tempo stesso c’è la volontà comune, di maggioranza e minoranza, di non abbandonare il centro commerciale e puntare ad un rilancio. Così la notizia che già vi sarebbe pronto un sostituto dell’Iperstanda arriva dal sindaco Giuseppe D’Ascenzo. Il primo cittadino sostiene di aver ricevuto rassicurazioni dalla proprietà del centro Costaverde. Top secret tuttavia sul nome della catena alimentare sostitutiva e che dovrà


Un momento del Consiglio comunale

puntare ad una sorte migliore del predecessore, che dopo solo due anni ha chiuso i battenti. Nemmeno al sindaco avrebbero voluto dire quale sarà il nuovo ipermercato per ragioni di marketing.
Altra cosa che D’Ascenzo sottolinea è la richiesta che i dipendenti rimasti senza lavoro siano “tutti riassorbiti” dalla nuova azienda. In Consiglio inizia l’analisi dei motivi che hanno portato alla chiusura dell’Iperstanda e, contestualmente, l’ombra che getta sugli altri negozi del centro commerciale. Il sindaco ricorda il sostegno e le battaglie portate avanti: ricorsi al Tar vinti, lotta per ottenere l’apertura domenicale tutto l’anno ecc. Mentre Antonino D’Antonio, all’epoca assessore all’Urbanistica, parla di due fasi, una prima una dopo l’inaugurazione. Nella seconda, in sostanza, sarebbe cessato ogni dialogo con l’amministrazione e addirittura l’Iperstanda avrebbe assunto atteggiamenti discutibili verso i dipendenti. Inoltre il centro commerciale era stato concepito, sin dai primi anni Novanta, all’interno di un piano generale, che comprendeva strutture turistiche e residenziali. Nel 2004, e almeno fino ad oggi, è stato realizzato solo il mega negozio.
Si punta poi l’indice sugli errori commessi dall’azienda che fece gli studi preliminari prima della costruzione del centro. Lo fanno dalla minoranza Domenico Porfido, dalla maggioranza Valeria D’Ottavio. Secondo la Larry Smith, blasonata società del Nord Italia che si occupò dello studio di marketing prima dell’apertura, al Costaverde sarebbero dovute entrare 3-4mila persone al giorno. Più che evidente che le cose sono andate diversamente in questi due anni e mezzo. Un miraggio, forse un clamoroso abbaglio, che però avrebbe portato la proprietà del centro a chiedere affitti insostenibili ai diversi esercenti. In seguito si sarebbero aggiunti gli errori di strategia commerciale dell’Iperstanda, che a quanto pare sta chiudendo anche in altri posti, specie del Centro-Sud. Si dovrebbe sapere entro Natale chi sarà il sostituto, nel frattempo gli altri negozi del Costaverde lavorano regolarmente, aspettando un nuovo alimentare che sappia sul serio essere trainante anche per loro, come avviene in tutti i centri commerciali. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 19 settembre 2007

Sullo stesso tema:
Iperstanda, cassa integrazione al via (R. D'Antonio 15/09/2007)
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Coldiretti in piazza contro gli Ogm

MONTENERO DI BISACCIA. Anche la locale sezione della Coldiretti raccoglie le firme contro gli Ogm, acronimo che sta per “organismi geneticamente modificati”. Un tavolo è stato allestito ieri mattina nella zona Bivio, dove con lo svolgersi della fiera era folta la presenza di pubblico. Lo slogan della Coldiretti è: “Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?”. In tanti ieri hanno scritto “sì”, che sta per un rifiuto agli Ogm in agricoltura, aderendo all’appello che l’associazione di categoria, assieme a diverse altre, intende far arrivare ai governi europei.

Il Quotidiano del Molise 19 settembre 2007


 

Gli altri negozi restano aperti, ma ancora non si sa chi prenderà il posto dell'ipermercato

Iperstanda, cassa integrazione al via

Nella riunione di ieri in Regione si è parlato della situazione dubbia degli apprendisti
 

MONTENERO DI BISACCIA. Si saprà venerdì prossimo il destino dei dipendenti dell’Iperstanda, ossia se spetta loro la Cassa integrazione. E’ quanto sancito dalla riunione tecnica che si è tenuta ieri presso la sede dell’assessorato regionale al Lavoro, definita “preliminare e di studio su come intervenire” dall’assessore Angela Fusco Perrella. Ogni decisione è pertanto rinviata al 21 settembre, quando parti sociali, azienda e politica torneranno a riunirsi, sempre a Campobasso.
Secondo quanto riferito dall’assessore Fusco Perrella, resta da chiarire la posizione dei ragazzi che, proprio presso l’Iperstanda, sono stati assunti con la formula dell’apprendistato. In sostanza si tratta di studiare a fondo la normativa e trovare anche per loro, possibilmente, una via d’uscita nella cassa integrazione.
L’Iperstanda ha aperto alla fine del 2004 e fino ad oggi, giorno di


L'ingresso del centro commerciale
all'interno del quale c'è l'Iperstanda

chiusura, ha rappresentato il negozio più grande del centro commerciale Costaverde, situato alla marina di Montenero. Dopo l’exploit natalizio iniziale, si è capito subito che le cose non andavano per il verso giusto: nei giorni feriali i corridoi erano spopolati. Andava diversamente nei festivi, specie la domenica, e durante l’estate, quando l’area si popola di turisti. Così, a poco meno di tre anni dall’inaugurazione, la direzione ha deciso di tirarsi indietro e chiudere.
E mentre l’Iperstanda va via, è più incerto anche il destino di chi resta. Gli altri negozi del centro commerciale Costaverde sono regolarmente aperti, ma al tempo stesso è impensabile andare avanti senza una “locomotiva” alimentare. Ed al momento, nonostante diverse voci circolate nelle ultime settimane, di concreto su chi sostituirà l’Iperstanda, e se qualche altro gruppo arriverà, non c’è niente. Agli inizi di settembre gli altri esercenti del centro commerciale sono stati convocati dalla direzione per esprimere un’opinione. In pratica è stato chiesto loro cosa avessero intenzione di fare, se restare o meno. Per ora sono ancora lì, ma senza alimentari che centro commerciale sarebbe? R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 15 settembre 2007

Sullo stesso tema:
Nessun odg sull'Iperstanda - Natalini: tutto il mio impegno per l'Iperstanda (R. D'Antonio 13/09/2007)
Chiude Iperstanda, impegno di Molise civile per i dipendenti (da Primonumero, 06/09/2007)
L'Iperstanda in crisi chiude (R. D'Antonio, 05/09/2007)


 

Il Consiglio comunale è stato fissato per il 17 settembre, il supermercato chiuderà sabato

Nessun odg sull'Iperstanda

La richiesta della minoranza per discutere del problema non è stata ancora accolta
 

MONTENERO DI BISACCIA. Chissà se si parlerà dell’Iperstanda nel prossimo Consiglio comunale. Alla riunione fissata per il 17 settembre non è stato aggiunto l’ordine del giorno richiesto dalla minoranza, inerente la chiusura a metà mese dell’ipermercato ubicato alla marina di Montenero nel centro commerciale “Costaverde”. I consiglieri di opposizione, seppur preoccupati per la sorte dei dipendenti, hanno parlato di iniziativa economica “finalizzata a un’operazione speculativa a beneficio di pochi intimi”. A conferma di ciò “a pochi mesi dall’apertura del centro la società costruttrice dell’immobile lo ha rapidamente sbolognato e ceduto a terzi, realizzando l’utile economico prefissato”.
A meno di un’aggiunta all’ultima ora, pertanto, non vi sarà nessuna


Il municipio di Montenero di Bisaccia

discussione ufficiale sul tema, ma non è escluso che si possa farlo in maniera informale. Anche perché l’Iperstanda che chiude resta fra le altre cose un caso politico, senza colori precisi. Lo è per tutte le vicissitudini che portarono all’apertura, avvenuta nel dicembre 2004.
L’idea di un centro commerciale alla marina di Montenero nasceva alla fine degli anni Novanta. Il nuovo Piano regolatore era alle battute finali, ma atteso da anni. Prevedeva, fra le altre cose, l’avvio una volta per tutte dello sviluppo turistico sulla costa ed il mega negozio doveva essere il primo passo.
Sembrava tutto pronto finché, nel 2000, vinse le elezioni regionali la coalizione di centrosinistra guidata da Giovanni Di Stasi. A lui, senza mistero, si ricondusse il primo diniego alla costruzione del centro commerciale, cui l’autorizzazione doveva arrivare da Palazzo Moffa. Ad un certo punto pare sia intervenuto anche Antonio Di Pietro, il quale avrebbe convinto con non pochi sforzi la giunta regionale a cambiare idea. Ma nel frattempo ogni attenzione era distratta dalle elezioni regionali anticipate, poiché quelle del 2000 venivano annullate. Così l’anno dopo trionfò Michele Iorio e questi, da subito, fece capire di essere favorevole all’opera. Nel frattempo cominciarono ad arrivare i ricorsi al Tribunale amministrativo regionale (Tar), presentati da concorrenti nel campo della grande distribuzione (sotto altre spoglie) e che sarebbero stati infine vinti dal Comune di Montenero.
L’iter andava avanti e in Consiglio comunale a Montenero diventò argomento ricorrente in tante sedute. Per esempio nel maggio 2002, quando la concessione edilizia alla Sercom, ditta costruttrice, fu votata all’unanimità, quindi anche dalla minoranza. Risolto pure il travaglio giudiziario dei ricorsi al Tar, l’apertura avveniva a fine 2004. Accanto all’alimentare Iperstanda, un’altra quarantina di negozi, 2000 parcheggi ecc. in sintesi il migliore centro commerciale della zona.
All’inaugurazione parteciparono tutte le autorità politiche comunali e regionali. Sembrava davvero l’atteso avvio dello sviluppo costiero di Montenero. La storia, di lì a poco, sarebbe stata di avviso diverso. Oggi la chiusura dell’Iperstanda è una débacle che potrebbe rimettere in discussione l’intero assetto della grande distribuzione in una vasta area a cavallo fra Abruzzo e Molise. Ma è anche un problema politico, perché la politica volle quel centro commerciale, poi realizzato e gestito da privati. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 13 settembre 2007


 


Mauro Natalini

(Sul caso Iperstanda interviene anche il consigliere regionale di Rifondazione)

Natalini: "Tutto il mio impegno per il Costaverde"

 

MONTENERO DI BISACCIA. Dopo Stefano Sabatini, anche un altro consigliere regionale interviene sulla chiusura dell’Iperstanda. In una nota Mauro Natalini, esponente montenerese di Rifondazione, esprime solidarietà ai dipendenti dell’ipermercato, promettendo “tutto il mio impegno finalizzato al loro reinserimento, è ormai quasi certo, nella nuova società commerciale che si insedierà negli stessi locali”.

Per Natalini, tuttavia, la Regione deve prestare “la massima attenzione alla vicenda, tenuto conto che la stessa ha finanziato dei corsi di formazione professionale per l’importo di € 483.600 quasi totalmente a beneficio dei lavoratori destinati all’Iperstanda”. Per questo è “inammissibile spendere una cifra così elevata per solo due anni di occupazione a pochi lavoratori”.
Natalini ricorda anche “il lungo lavoro e l’impegno profuso da tutta l’amministrazione comunale di Montenero per permettere la realizzazione del centro commerciale”, precisando che “a nulla servono le iatture della minoranza, di cui non si comprende la posizione di allora né la proposta di adesso (discussione in Consiglio comunale n.d.r.)”.
Il consigliere regionale propone infine di pensare ad una diversa ubicazione della grande distribuzione, privilegiando i piccoli paesi piuttosto che le città più grandi. “Potrebbe costituire un tentativo di tamponare lo spopolamento dei piccoli comuni” il punto di vista di Natalini, che chiude ribadendo “l’obiettivo irrinunciabile di salvaguardare l’impiego di 52 lavoratori e di rilanciare l’attività di tutto il centro commerciale nel suo complesso”. R.d’A.

Sullo stesso tema:
Chiude Iperstanda, impegno di Molise civile per i dipendenti (da Primonumero, 06/09/2007)
L'Iperstanda in crisi chiude (R. D'Antonio, 05/09/2007)


 

Una nuova croce sull'antico tratturo
in ricordo della transumanza

 


MONTENERO DI BISACCIA. Sarà ufficialmente presentata al pubblico venerdì 14 settembre la nuova croce con altare e cuspide sull’antico tratturo Centurelle-Montesecco. Il progetto, voluto e finanziato in gran parte da Giuseppe Calgione, è attuato in collaborazione con l’amministrazione comunale e si propone di riportare alla luce ed alla memoria l’antico luogo di culto frequentato dai pastori durante la transumanza.


Giuseppe Calgione

L’area è quella di contrada Colle della croce e si trova a circa cinque chilometri a sud-est dell’abitato. Un tempo ospitava una cappella ed una croce (da qui il nome) ormai scomparse, dove i pastori sostavano e pregavano durante i trasferimenti delle greggi. “Montenero costituiva una tappa importante nella transumanza – scrive Calgione -. Qui sostavano i muli stracarichi per sistemare i ferri dal maniscalco, mentre si discorreva sulle vicende dei non floridi raccolti e sulle sofferenze del lungo andare”.
Le ricerche di Calgione, da poco nominato direttore per l’Archeologia nel centro bassomolisano, hanno portato anche al rinvenimento sul posto di reperti di coccio. Fattore quest’ultimo emerso proprio durante la costruzione delle fondazioni per sostenere la croce metallica, alta circa dieci metri, che sarà innalzata venerdì in ricordo della precedente.
Alla cerimonia parteciperanno, oltre allo stesso direttore per l’Archeologia, gli amministratori comunali e le autorità religiose del paese. Il progetto rientra nella più generale valorizzazione degli antichi tratturi, per i quali Montenero punta ad essere inserito in un circuito regionale che abbia valenza anche ambientale e turistica. Le spese per realizzare la grossa croce sono state sostenute integralmente dal prof. Calgione, che ha voluto fare un dono alla comunità montenerese, mentre l’amministrazione comunale si è occupata delle pratiche di esproprio e di predisporre il terreno sul quale torneranno a splendere gli antichi simboli religiosi cari ai pastori di un tempo. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 12 settembre 2007

Vedi anche il reportage della posa della croce (14/09/2007)


 

Mafalda. L’appello dell’Apropol

‘Valorizziamo l’olio d’oliva molisano’

 


nella foto a lato
un momento dell'incontro

MAFALDA. Far conoscere un ottimo prodotto, “ma che spesso va a riempire bottiglie di altre parti”. Questo l’appello di Luciano Mastragostino, presidente della Aproprol (Associazione provinciale produttori olivicoli), per valorizzare l’olio di oliva molisano. Se n’è parlato in un incontro domenica sera nella palestra comunale, presenti oltre che gli associati, anche esperti di varie discipline ed autorità politiche e religiose.
Secondo Mastragostino l’olio molisano è di “ottima qualità”, ma è “sconosciuto”. Per questo è stata costituita un anno fa l’associazione di olivicoltori che vuole “far conoscere il prodotto molisano e far sì che la nostra regione non sia più sconosciuta”. La principale finalità dell’Aproprol, infatti, è soprattutto di promuovere, oltre che di produrre olio extravergine secondo gli standard della Dop Molise. Un riconoscimento quest’ultimo che, ottenuto con non poche difficoltà in regione, può essere il trampolino di lancio per vendere un alimento dalla qualità sancita ufficialmente. Purché vi sia “cultura dell’olio di oliva”, un concetto rimarcato con insistenza da Domenico Zeoli, produttore ed anche responsabile commerciale per l’Aproprol. “Un olio di qualità deve essere conosciuto – le sue parole -, per questo vendiamo prima la cultura dell’olio”, che significa essere al corrente delle caratteristiche uniche del prodotto, soprattutto quello italiano. Tuttavia Zeoli non ha nascosto che persistono difficoltà nel pubblicizzare l’olio molisano e nel far comprendere agli stessi produttori quanto siano soldi spesi bene.
Durante l’incontro è intervenuto anche il dottor Giovanni Fabrizio, presidente provinciale della Lega contro i tumori. Il chirurgo, con l’ausilio di schede grafiche, ha mostrato come l’incidenza del cancro sia strettamente correlata anche a cattive abitudini alimentari. Da qui l’importanza della dieta mediterranea, da tempo riconosciuta come salutare, e del suo prodotto principe: l’olio extravergine di oliva. Gli aspetti culturali, infine, sono stati approfonditi in maniera inattesa quanto esaustiva anche dal parroco di Mafalda don Nicolino Calvitti. Il sacerdote ha ripercorso il millenario legame dell’olio con le civiltà mediterranee, naturalmente con un occhio di riguardo per gli aspetti religiosi. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 11 settembre 2007


 

Il proprietario sostiene di avere avvistato un esemplare lungo la strada Provinciale 163

Nuova strage dei lupi, uccise 5 pecore

Altro blitz notturno dei predatori nello stesso allevamento di contrada La Valle
 

di Rossano D’Antonio
MONTENERO DI BISACCIA. Stesso allevamento, stessi predatori. Un fatto forse prevedibile, ma che moltiplica lo sconcerto: i lupi sono tornati. Ed hanno preso di mira le stesse pecore, accanendosi su quelle sopravvissute al raid di una decina di giorni fa, quando fu attaccato il medesimo allevamento in contrada La Valle, proprio sotto al paese.
E’ di cinque animali sgozzati il bilancio del blitz dell’altra notte. Solo una pecora ieri mattina era ancora viva, accasciata a terra e con il collo sanguinante, difficile che sopravviva a detta del proprietario. Come l’altra volta i lupi hanno scavalcato il cancello e si sono avventati sulle pecore inermi. Tre sono state assalite dentro il recinto, mentre due hanno provato a fuggire per i campi, ma sono state raggiunte e uccise; una ha fatto pochi metri, l’altra è riuscita ad allontanarsi un po’ di più.
L’unica differenza, rispetto alla scorsa volta, è che nessuno degli animali è stato divorato, nemmeno in parte. Ad animare i lupi è stato solo l’istinto ovinicida ed il gusto della predazione. Identico il modus operandi, attacco singolo e infallibile al collo, ciò che secondo P.D.V., il proprietario, esclude ogni dubbio e conferma che siano proprio lupi. Ed è il diretto interessato a fornire una testimonianza ancor più clamorosa: sostiene infatti di averne avvistato uno l’altro ieri pomeriggio lungo la strada Provinciale 163. “Lì per lì non ho pensato potesse essere un lupo – le parole dell’allevatore -, poi riflettendo ho capito che le sembianze erano proprio quelle e, poco dopo, incontrando alcune signore che passeggiavano le ho anche avvisate”. La via in questione è quella che collega il santuario della Madonna di Bisaccia alla zona Bivio, passa proprio sotto l’abitato e sovrasta la vallata dove c’è l’allevamento di pecore. Solo qualche giorno fa un’altra testimonianza confermava la presenza dei lupi: due coniugi che da casa hanno più volte sentito gli ululati provenire dalla valle.
L’allevatore ha riferito di aver cominciato a passare le notti sul posto subito dopo il precedente assalto, nell’eventualità che fossero tornati i predatori. Proprio l’altro ieri aveva smesso di fare gli appostamenti e, ironia della sorte, sono arrivati i lupi. I quali a questo punto cominciano a preoccupare non solo chi possiede animali in campagna, visto che si avvicinano al centro abitato. Molto probabilmente arrivano dai boschi di Montecilfone e Palata, dove fra l’altro sono presenti


L'unica pecora ancora viva e agonizzante il mattino seguente


Pecora gravida attaccata con particolare ferocia


La zona dell'allevamento, con dietro l'abitato di Montenero

molti cinghiali, dei cui piccoli sono ghiotti. E così come i suini selvatici si spingono ormai a valle, lo fanno anche i lupi, memorizzando per bene anche gli allevamenti di pecore incontrati, come quello assaltato due volte in dieci giorni.

Il Quotidiano del Molise 9 settembre 2007

Sullo stesso tema:
L'articolo con la testimonianza dei coniugi che hanno sentito gli ululati (qui sotto) e l'altro, con reportage, del primo assalto del 27 agosto

 

Branco di lupi assalta un gregge
Ora spuntano i testimoni

MONTENERO DI BISACCIA. Una settimana fa la notizia ha destato scalpore, forse un po’ paura, ma anche scetticismo. Adesso arriva una testimonianza che in qualche modo conferma l’incredibile tesi che a Montenero possano arrivare i lupi. La notte del 27 agosto oltre dieci pecore sono state sgozzate; è accaduto in un allevamento in contrada La Valle, a pochi passi dal centro abitato. Dopo un sopralluogo sul posto secondo gli esperti non vi erano dubbi: erano stati i lupi. Il tipo di attacco (fulmineo e con un solo morso quasi in tutti i casi), ma soprattutto la profondità dei segni lasciati dalle zanne avrebbero escluso ogni dubbio che si fosse trattato di cani randagi. Eppure il comprensibile scetticismo restava. Com’è possibile che il lupo arrivi a Montenero, dove non vi sono boschi ed il più vicino dista oltre dieci chilometri?
Adesso c’è una testimonianza che avvalora la tesi. Due giovani coniugi, che hanno la casa proprio sopra la vallata dove è avvenuto il massacro, hanno riferito di aver sentito ululati non solo quella notte, ma anche in altre occasioni. In particolare mentre avveniva l’assalto alle pecore sono stati svegliati dal fracasso e si sono chiesti come fosse strano il modo di abbaiare di quelli che credevano cani. Il giorno dopo hanno saputo del fatto ed hanno ricollegato al tutto anche quegli strani ululati che ogni tanto sentono provenire dalla vallata.
Rimane tuttavia la domanda su come i lupi, che certo provengono dai boschi dell’entroterra, possano spingersi così tanto fuori dal proprio habitat naturale. Una risposta potrebbe arrivare osservando l’aumento vertiginoso dei cinghiali. Nei paesi dell’interno vedere un suino selvatico non fa più notizia, perché da almeno dieci anni gli avvistamenti sono praticamente continui anche lungo le strade. Ma, forse il fatto più singolare, ne è stato visto qualcuno persino nella piana di San Salvo, lungo la strada che da Montenero collega alla città abruzzese, praticamente a pochi chilometri dal mare. Se vi sono così tanti cinghiali e se arrivano così a valle, perché non dovrebbe fare altrettanto il lupo, che nella propria dieta annovera anche il maiale selvatico? Nel frattempo se capita un allevamento di pecore può venir loro in mente di fare una capatina. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 7 settembre 2007


 

L'acqua dell'altro ieri è stata un toccasana

Dopo 93 giorni a secco la pioggia rinvigorisce i terreni
 

MONTENERO DI BISACCIA. Novantatré giorni. Questo il periodo intercorso dall’ultima pioggia a quella di ieri l’altro, giunta come un toccasana per il territorio bassomolisano. Anche se non è detto che tutti i danni causati dalla siccità possano essere limitati da precipitazioni che, sia pur abbondanti, sono arrivate sicuramente tardi.
Prima di ieri l’altro, solo il 3 giugno c’era stata la pioggia, per giunta torrenziale. Dopo di allora soltanto sole e caldo, con l’alternarsi di giornate fresche, ma sempre senz’acqua. E’ andato in crisi il sistema idrico regionale, con le scorte ridotte ai minimi storici dopo un’invernata anch’essa avara di precipitazioni. Le conseguenze non si sono fatte attendere: razionamento di acqua negli acquedotti e divieto per usi diversi da quelli domestici, non solo a Montenero ma anche in altri centri.
La pioggia era perciò attesa con ansia un po’ da tutti, specie dagli agricoltori preoccupati per vigneti e uliveti. Ed il pomeriggio di ieri l’altro è arrivata, continuando a scendere anche per buona parte del giorno seguente. A detta degli imprenditori agricoli non ne gioveranno più di tanto i raccolti, ma almeno le piante di vigneti e uliveti dovrebbero essere salve. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 6 settembre 2007


 

Presto i 60 dipendenti si ritroveranno senza lavoro,
ma la decisione lascia i monteneresi indifferenti

L'Iperstanda in crisi chiude

Il supermercato del "Costaverde" abbassa le serrande il 15 settembre
 

MONTENERO DI BISACCIA. 15 settembre: l’Iperstanda chiude, questo il messaggio del cartello affisso vicino alle casse. Gli scaffali sono man mano svuotati e non riempiti, e nel frattempo si portano già via i banconi che non servono più.
Il mega store alimentare del centro commerciale Costaverde tira i remi in barca e fin qui nessuna novità: una notizia che aleggiava già all’inizio dell’estate e che poco dopo ha trovato conferma. E’ invece singolare il silenzio che circonda l’avvenimento.
I circa sessanta dipendenti dovranno trovare altre strade. L’azienda ha detto loro che le cose non vanno, si chiude, si torna a casa, nel frattempo se potete trovatevi un altro lavoro.


L'inaugurazione dell'Iperstanda (06/12/2004)

La nave affonda, si salvi chi può. Si fosse trattato di una fabbrica già sarebbero iniziate le mobilitazioni, con sindacalisti di grido a sbracciarsi per la perdita del lavoro. Per loro neanche questo.
Persino in paese nessuno sembra curarsi della chiusura dell’unico ipermercato alimentare di Montenero. Ma d’altronde non c’è mai stato troppo entusiasmo in proposito, in linea con il disinteresse verso la propria costa che da sempre caratterizza i monteneresi “di collina”.
Quando fu inaugurato, il 6 dicembre 2004, il centro commerciale fu definito dal sindaco Giuseppe D’Ascenzo “inizio del sogno montenerese”. Alla cerimonia erano presenti autorità politiche anche regionali e persino il futuro ministro Antonio Di Pietro. Per tutti era l’inizio di una nuova era per la marina di Montenero, che si avviava a rappresentare “un nuovo modello si sviluppo” secondo il presidente della Regione Michele Iorio.
Invece due anni e mezzo dopo l’Iperstanda, che come ogni alimentare è la locomotiva di un centro commerciale, è la prima che chiude i battenti in una vasta zona che comprende Basso Molise e Vastese. Forse le cose sarebbero andate diversamente se ci fosse stata la contemporanea urbanizzazione della marina di Montenero, che invece è rimasta bloccata per diatribe politiche chiamate ufficialmente Siti di importanza comunitaria (Sic). O, ancora, se già fosse stato costruito il porto turistico vi sarebbe stato un maggiore afflusso e quindi più clienti. La storia non si fa con i se e ci dice che l’Iperstanda è il precedente, il primo colosso che non ce la fa. Forse un po’ rappresenta la delusione per quello sviluppo turistico che non è arrivato, in cui qualcuno spera ancora. Ma, come detto, in paese lascia tutti indifferenti, tranne quelli che vi lavoreranno ancora per alcuni giorni. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 5 settembre 2007


 

Il processo è iniziato già da diversi anni su tutto il litorale bassomolisano

L'erosione mangia la costa dal '50

Del problema si parla in questi giorni a proposito dell'installazione dell'eolico
 

MONTENERO DI BISACCIA. E’ un argomento usato indifferentemente da chi è contro o a favore di un’opera. Si tratti di un porto turistico o del parco eolico off-shore, ciascuna parte non esita a tirare fuori l’erosione costiera. Ognuno scaglia contro l’avversario lo spauracchio della spiaggia che scompare sotto i colpi dei flutti. Forse, però, si trascura la storia. Perché questa ci dice che l’erosione, al pari dei mutamenti climatici, agisce per conto suo e, soprattutto da quando le attività dell’uomo certo non potevano mutare il corso della natura, almeno in zona.
E’ degli ultimi giorni la notizia che il parco eolico off-shore aggraverebbe il fenomeno dell’erosione costiera. A sostenerlo l’associazione petacciatese “Ambiente, territorio e legalità”, che ne ha parlato in un convegno tenutosi nel centro adriatico.


Scorcio di marina di Montenero
nell'estate 2002, è evidente l'erosione

Non si è fatta attendere la replica della Effeventi, società che ha presentato il progetto di installazione delle 54 torri per la produzione di energia al largo della costa molisana. In una nota sono state rispedite al mittente le accuse, affermando che “esiste invece un grave rischio di erosione della costa collegabile ai porti turistici sulla foce del Trigno voluti dalla lobby di Montenero di Bisaccia”. A parte che il porto non sorgerà sulla foce, ma più a nord e precisamente a confine con l’Abruzzo, è evidente che ognuna delle parti gira la pizza come vuole, secondo un antico adagio.
Tant’è che due anni fa, durante un incontro fra amministratori e gli imprenditori che dovranno realizzare il porticciolo, si parlò di ripascimento della spiagga di Montenero. In pratica usare la sabbia dragata sui fondali in fase di realizzazione per rinfoltire l’arenile, qualcosa che semmai contrasta l’erosione.
Chi ha ragione, ammesso che qualcuno ne abbia? Difficile dirlo. Più facile, invece, risalire a quando è stato osservato per la prima volta il fenomeno. In un convegno tenuto dalla facoltà di Scienze ambientali dell’Università del Molise (luglio 2003), si spiegava che “Montenero di Bisaccia risulta essere influenzata da una forte erosione iniziata già dagli anni 50 e oggi ancora attiva”. E’ quanto risulta dal libretto realizzato per l’occasione, in cui si spiegavano anche le possibili cause: oltre ad i prelievi al fiume, che quindi rilascia meno inerti in mare, anche l’intensità e la frequenza dei venti.
E’ importante osservare l’inizio del fenomeno. Negli anni Cinquanta la costa molisana non aveva strutture turistiche o residenziali (il boom sarebbe arrivato dopo gli anni 60). Ed anche nell’entroterra vi era semmai emigrazione, piuttosto che cementificazione intensa (la quale richiede gli inerti fluviali). Porto turistico e centrale eolica erano lungi dall’essere anche solo immaginati.
Eppure l’Adriatico già mangiava la spiaggia, magari beffandosi di chi più o meno strumentalmente ora cerca di sfruttare l’argomento. R.d’A.

Il Quotidiano del Molise 4 settembre 2007


 

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